All’assemblea di COLDIRETTI MANTOVA il prof. MAGRI descrive gli scenari di una guerra lunga, fra crisi e speranza

Lo scenario delineato in occasione dell’assemblea annuale di Coldiretti Mantova, ieri sera a Corte Peron, dal professor Paolo Magri, vicepresidente di Ispi e docente di Relazioni Internazionali all’Università Bocconi, non è certo dei più rilassanti, soprattutto perché i fattori di insicurezza sono, come ha elencato, molteplici.

“Stiamo vivendo una fase delicata e complessa, rispetto al passato l’incertezza ha accelerata e si è moltiplicata. Siamo alle prese con diversi fattori emergenziali, ma questa volta tutti insieme: la guerra in Ucraina con il rischio che duri a lungo, il Covid che ora ci appare come una parentesi di due anni, ma in verità c’è ancora, una crisi alimentare in atto in una parte del mondo, una crisi umanitaria, il più alto numero di rifugiati nella storia, una crisi energetica che sicuramente complica tutti i progetti di transizione energetica che avevamo ipotizzato. Aggiungiamo le parole pronunciate oggi dal presidente della Fed, Jerome Powell, che indica la recessione come possibile e il quadro si complica, anche perché potremmo trovarci di fronte il quadro delle tre principali economie bloccate: la Cina per il Covid, gli Stati Uniti e l’Unione europea per l’inflazione”.

“Ci troviamo come al traguardo di una maratona alla quale abbiamo partecipato senza essere eccessivamente allenati e agli ultimi metri ci dicessero che dobbiamo affrontare una gara di Pentathlon”, ha detto il prof. Magri, utilizzando una metafora sportiva per spiegare la grande confusione sotto il cielo.

“Non avrei mai pensato che la Russia invadesse l’Ucraina – ha confessato il vicepresidente esecutivo di Ispi -. Ora c’è il rischio che la guerra duri a lungo, che significa trascinare il resto delle crisi e dividere il mondo fra Occidente e un altro blocco variamente aggregato, con Russia, Cina, India e altri Paesi insieme e difficoltà di dialogo sul piano economico”.

La preoccupazione di uno scenario complesso per i rischi di crisi alimentare, ma anche di dialogo, di export e di consumi alimentari, in una fase in cui pesano già altre emergenze – a partire dalla siccità – che si sommano ad emergenze ormai strutturali come la burocrazia e la crisi climatica è stato uno dei punti toccati in apertura dal presidente di Coldiretti Mantova, Paolo Carra, che ha riassunto alcune anomalie che l’agricoltura e l’alimentare di casa nostra si sono trovate a vivere, dal testacoda dei prezzi del latte “con la Germania che pensa di arrivare a pagare 70 centesimi al litro, quando storicamente i prezzi europei erano più bassi di quelli italiani”.

Un mondo tumultuoso anche prima del conflitto in Ucraina. “Il rafforzamento degli stock alimentari da parte della Cina ha posto in tensione i mercati dei cereali e dei semi oleosi, esasperati oggi dalla guerra – ha specificato Carra -. Ma alcune scelte politiche, come l’embargo verso la Russia dopo il 2014 avevano già colpito anche l’agricoltura mantovana, che ha visto chiudersi un mercato promettente per le pere ed è stata, anche per questo, costretta ad estirpare il 60-70% dei frutteti”.

La fragilità attuale del sistema agricolo per Carra va ricondotta a una concomitanza di molteplici fattori, dalla velocità decisionale all’incapacità di portare avanti progetti comuni in Europa. “Le tecnologie possono aiutarci a migliorare le nostre imprese agricole sia sul piano della produttività e dunque dell’autoapprovvigionamento che sul fronte delle questioni ambientali aperte – ha proseguito il presidente di Coldiretti Mantova -. L’agricoltura nella nostra provincia può contare su una notevole capacità imprenditoriale, ma dobbiamo guardare avanti, valorizzando la tradizione, ma sapendo che il mondo sta cambiando, dovremo fare i conti con consumi e scenari internazionali diversi”.

Una situazione davvero difficile, inutile negarlo. Eppure, ha precisato il prof. Magri, “fra i tanti che piangono in questo momento, l’agricoltura, che pure ha momenti di insicurezza come le tensioni sui prezzi dei fertilizzanti, dell’energia e del gasolio agricolo, non deve suscitare preoccupazioni eccessive. Paradossalmente, per alcuni settori l’aumento dei prezzi può essere anche un’opportunità”. L’importante è che la gestione dell’emergenza sia ponderata e affiancata da strategie anche di medio e lungo periodo. “Dobbiamo affrontare la situazione cooperando, insieme ad altri Paesi, in un dialogo costruttivo – ha ammonito -. La macchina burocratica è il tallone d’Achille di questo Paese, bisogna fare in modo di essere più efficienti. Abbiamo dimostrato con il Covid di essere in grado di gestire le crisi, facciamo in modo che tale capacità si traduca in una pianificazione lungimirante”. Ne trarrebbe beneficio l’Italia, l’Europa, così come l’agricoltura e l’alimentare Made in Italy.

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