PASSEPARTOUT, I Giovedì del FAI: Dal 5 dicembre al via la 1a Edizione di AperiConversazioni a Ca’ Uberti Palace, Mantova

Cosa FAI giovedì? Sicuramente partecipo alla rassegna d’incontri AperiConversazioni nello splendido palazzo cinquecentesco Ca’ Uberti Palace Hotel in piazza Sordello a Mantova, che si terrà una volta al mese a partire dal 5 dicembre 2024 al 22 maggio 2025.

Cosa si cela oggi dietro le porte delle stanze delle Arti? Quali strumenti di lettura del presente ci possono offrire? Come possiamo esercitarci a riconoscere gli elementi della modernità nelle espressioni artistiche del passato per farle nostre oggi?

La Delegazione FAI di Mantova, in collaborazione con il Gruppo Mantegna Hotels della Famiglia  Bianchi,  propone  a  Ca’  degli Uberti  a  Mantova  la  Prima  Edizione  ‘24/’25  di Passpartout – I Giovedì del FAI, AperiConversazioni non (troppo) convenzionali sulle arti come strumenti di lettura del presente (letteratura, fotografia,  musica,  architettura  e  urbanistica,  etc.).  

Le  arti  sono chiamate in causa per stimolare la nostra capacità di provare e di suscitare emozioni, rendendo infinitamente più ricca la nostra quotidianità; e come un passpartout, durante ogni incontro, ci permetteranno di aprire nuove porte e ci introdurranno a nuove prospettive, attraverso conversazioni declinate al tempo presente, spesso al femminile, ma sempre al plurale.

Modera gli incontri Stefano Lorelli, giornalista redattore per il TGR RAI Lombardia, oggi in pensione.

Gli incontri si svolgeranno nelle sale storiche del piano nobile di Ca’ degli Uberti, tra gli affreschi tardo cinquecenteschi e la vista suggestiva di Piazza Sordello e del Palazzo Ducale, e saranno accompagnati da un aperitivo per rendere più informale e piacevole la chiacchierata.

Evento aperto a tutti con contributo a partire da 12 euro per gli iscritti FAI e 15 euro per i non iscritti. Per info e prenotazioni: prenotazioni.mantova@faigiovani.fondoambiente.it.

APPUNTAMENTI 2024

5 dicembre
Ore 18.00
Luca Giubertoni   Un Mondo di Sigle Musica, animazione, storie e curiosità   Con il boom degli anni ’70-’80 del Novecento dell’animazione giapponese e il suo arrivo nella TV dei ragazzi in Europa, in Italia contemporaneamente esplode una fiorente produzione di sigle tv che influenzano significativamente più generazioni. La figura femminile è dominante: alcuni autori propongono un modello femminile distante da quello che i tradizionaliLuca Giubertoni (1971), nato a Mantova, si è laureato in informatica presso l’Università di Pavia e lavora come consulente  informatico  da  oltre  25  anni. Appassionato di animazione, cinema e musica, insieme ad un gruppo di amici organizza mostre nelle quali espone  la  sua collezione di oltre 1000 dischi di sigle e colonne sonore con una serie di rarità riguardo l’animazione giapponese degli anni ‘70 e ‘80.
 racconti di fiabe e favole a cui eravamo abituati e che tutt’oggi sono oggetto di ricerca. 

APPUNTAMENTI 2025

23 gennaio
Ore 18.00
Federico Sabatini   Ma perché Virginia Woolf? Perché il Modernismo è modernissimo?   L’opera modernista di Virginia Woolf si configura come non solo antesignana di molte teorie di genere attuali, ma anche come (tristemente) contemporanea e rilevante per il nostro assetto socioculturale odierno . Riflettere sul suo linguaggio e sui temi che, attraverso di esso, l’opera ci presenta, è ancora fondamentale per meglio decifrare gli innumerevoli e diversificati messaggi sessisti presenti nel panorama linguistico attuale, e per comprenderne la pericolosità.Federico Sabatini (1973). Dopo la laurea ed alcune   esperienze   lavorative   all’estero, intraprende  la  carriera  accademica.  Dal 2016 è Professore Associato di Lingua e Traduzione  Inglese  presso  l’Università  di Torino e dal 2020 è Direttore del Master di I livello in Progettazione, Comunicazione e Management    del    Turismo    Culturale. Traduttore di Virginia Woolf e James Joyce, è autore di pubblicazioni di successo, fra le quali ricordiamo Segmenti di coscienza.
13 febbraio
Ore 18.00
Diego Campi   Women’s World Riflessioni fra urbanistica e architettura: cos’è la non-città delle donne?   Architette contro “uomini architetto”, proviamo a ribaltare i ruoli e a pensare come sarebbero oggi architettura e urbanistica se fossero state gestite unicamente da architette, e gli “uomini architetto” destinati o a ruoli secondari o un passo indietro a grandi architette: un percorso immaginifico in un mondo utopico a partire da frammenti di realtà architettoniche femminili in direzione opposta e contraria all’ingombrante e onnivora corrente progettuale e costruttiva maschile.Diego Campi (1977), mantovano, si laurea a Venezia nel 2006 in Restauro architettonico.  Compie  esperienze  come cultore della materia di Disegno e rilievo presso il Politecnico di Milano e collabora per oltre dieci anni con studi professionali di Mantova e risulta vincitore a 3 concorsi di  progettazione.  Dopo  l’esperienza  dal 2017 come funzionario amministrativo, quindi come responsabile dello Sportello Unico Destra Secchia, nel 2024 torna alla libera professione e fonda lo studio di architettura ARCHÈPOP di cui è  titolare nel quale trovano spazio la profonda conoscenza e l’amore per il design.
13 marzo
Ore 18.00
Laura Giacomini   In viaggio Prima del treno e della macchina: i viaggiatori raccontano   La conversazione vuole illustrare il “viaggio” tra Settecento e Ottocento,Laura Giacomini (1970), Dottore di ricerca in storia dell’architettura e dell’urbanistica, è stata docente a contratto di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano, Polo di Mantova, dal 2004 al 2021 e ha svolto ricerche riguardanti tra l’altro: le residenze private (palazzi, ville e i loro giardini) in Lombardia e Veneto tra Cinquecento  e  Seicento;  i  resoconti  di viaggio di architetti italiani del Settecento,
 prima dunque del treno e della macchina, sulla base degli scritti, taccuini e lettere, dei viaggiatori che in quegli anni visitarono l’Italia. L’attenzione verterà in particolare su: mezzi di trasporto, tempi di percorrenza, caratteristiche dei luoghi deputati alla sosta, pericoli e inconvenienti, qualità delle infrastrutture urbane e territoriali, paesaggi attraversati, note di folclore.con particolare riguardo al taccuino del veronese Luigi Trezza; le sinagoghe e i cimiteri  ebraici  milanesi.  Le  sue  ricerche sono state presentate a  convegni  nazionali e internazionali e pubblicate su libri miscellanei e importanti riviste di settore e hanno trovato sintesi in tre monografie:  Costruire   una   lauta   dimora. Milano nell’età dei Borromeo  (1560-1631); Luigi  Trezza  architetto   veronese.   Il   viaggio in Italia (1795);  Privata  Commoditas  et  publica elegantia. Case da nobile seu palatij nella Milano borromaica (1560-1631). Collabora oggi con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea.
10 aprile
Ore 18.00
Vincenzo Bruno   Guardare La fotografia come rapporto fra comprensione e osservazione   Guardare: conoscere, osservare, riconoscere. Il mestiere del fotogiornalista richiede una inesauribile voglia di conoscere ed un occhio allenato all’osservazione, capace di cogliere dettagli che sfuggono alla vista distratta. Guardare è un atto di profonda connessione con il mondo, un processo che, per un fotogiornalista, va oltre il semplice osservare. La fotografia diventa a sua volta uno strumento di conoscenza, un linguaggio capace di tradurre la complessità della realtà in immagini che narrano storie, denunciano ingiustizie o catturano attimi di pura umanità. Questo sguardo indaga, scopre e registra, trasformando l’atto del guardare in un racconto visivo che invita alla riflessione. Guardare, dunque, è un processo di conoscenza reciproca tra il fotografo, il soggetto e il pubblico, un percorso che intreccia realtà e interpretazione, documentazione ed emozione.Vincenzo Bruno (1985), mantovano, è un fotoreporter professionista. Da alcuni anni realizza reportage fotografici per istituzioni,  riviste  e  clienti  privati.  È  una persona molto curiosa, appassionata della vita, che ama scoprire cose nuove, studiare e raccontare storie sul mondo che lo circonda. Il suo principale campo di interesse riguarda le persone e le loro attività, spaziando dalle esperienze più dure a quelle più positive. Ha trasformato la sua passione in una professione, considerandola una parte fondamentale della sua identità.
8 maggio
Ore 18.00
Licia Mari con il Gruppo vocale Lusit Orpheus   Giochi e incanti d’amore Musica e versi nelle antiche sale   Licia Mari e il gruppo vocale Lusit Orpheus conducono il pubblico in un viaggio affascinante attraverso il temaIl gruppo vocale Lusit Orpheus è costituito da cantori mantovani provenienti da varie e diverse esperienze musicali, che dal 1997 cantano insieme cercando il piacere di fare musica, il divertimento, come il nome stesso suggerisce.   Il   repertorio   si   concentra prevalentemente sulla polifonia sacra e profana del Rinascimento e del primo Barocco, con una particolare attenzione
 “Giochi e incanti d’amore”, un incontro suggestivo tra musica e poesia. Il repertorio esplora la ricchezza della polifonia profana del Rinascimento e del primo Barocco, celebrando le composizioni che riecheggiavano nelle splendide corti dell’epoca. Con delicate armonie vocali e una narrazione ricca di suggestioni, l’ensemble offre un’esperienza immersiva capace di evocare il fascino senza tempo delle antiche sale nobiliari.per i compositori attivi alla corte dei Gonzaga, senza trascurare il repertorio classico europeo.
22 maggio
Ore 18.00
Emanuele Colorni   Abramo Colorni ingegnere militare alla corte dei Gonzaga   Alchimista, inventore, ingegnere bellico e creatore di mirabolanti macchine sceniche. Tutto ciò – e molto altro – era Abramo Colorni, ebreo Mantovano conteso con la forza dalle signorie di mezza Europa per il suo poliedrico talento. Nello scenario di un Rinascimento che voleva le comunità ebraiche confinate nei ghetti e costrette a severe restrizioni, uomini d’ingegno e di cultura come Abramo Colorni sfuggivano ad ogni limitazione ingraziandosi i signori locali e mettendosi al servizio delle più rinomate corti europee.Emanuele Colorni, nato a Roma con il  nome falso di Emanuele Torelli il 27 dicembre 1943 dove la  famiglia, mantovana da generazioni, si era nascosta per sfuggire all’ arresto ed alla deportazione in quanto ebrea. Dopo il ritorno a Mantova continua il percorso scolastico fino al diploma al liceo classico “Virgilio”. Successivamente frequenta l’Università di Ferrara dove consegue la laurea in Chimica. Si sposa giovane nel 1968 e trova lavoro a Milano. Dopo una decina d’anni il lavoro lo riporta a Mantova e da allora vive in questa città lavorando in varie aziende locali fino al raggiungimento della pensione nel 2008. Ha l’hobby delle ricerche storiche negli archivi per conoscere le sue radici familiari.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.