MANTOVA – CONCORSO CONFINDUSTRIA: PREMIATA LA STUDENTESSA AGNESE PALVARINI

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Intervista alla studentessa Agnese Palvarini, classe 5AE, Liceo economico “Isabella d’Este” di Mantova che ha ottenuto il primo posto in un concorso promosso da Confindustria, relativo all’immigrazione.

La studentessa si è distinta per l’abilità e la  padronanza della scrittura, attraverso un discorso fluido e coerente ha presentato una tematica complessa ed attuale quale quella relativa all’immigrazione.

Come sei venuta a conoscenza del concorso?

Me ne ha parlato la mia docente d’italiano, prof.ssa Diva Bedogni, che ha illustrato alla classe la possibilità di partecipare a questo concorso relativo al tema dell’immigrazione a livello europeo, cercando di affrontare il problema da un punto di vista economico, con un ragionamento relativo ai 30 euro giornalieri da stanziare per ogni immigrato.

Come si è svolto il tuo percorso, in relazione a questo concorso?

Ho scritto un tema corretto dalla prof.ssa Bedogni, l’abbiamo inviato al concorso ed ho ricevuto comunicazione dalla preside Cremonesi, che il mio tema aveva superato la prima selezione. Ho sostenuto un colloquio con i rappresentanti di Confindustria, i quali mi hanno domandato la motivazione che mi ha spinta ad affrontare questa tematica, ho spiegato che la mia idea di fondo era analizzare la problematica in relazione al fatto che alcuni Stati, più in difficoltà per la propria posizione geografica, come l’Italia e la Grecia, sono stati lasciati soli dall’Unione europea nel gestire questa emergenza. Dopo il colloquio ho saputo di aver vinto il primo premio, che consisteva in 700 euro, che mi è stato consegnato lunedì 9 maggio presso la sede della Confindustria .

Come utilizzerai questo premio?

Voglio metterli da parte per il mio futuro, infatti l’anno scorso ho fatto il test d’ingresso alla Bocconi per il corso “Economia manageriale per l’arte, cultura e comunicazione”, l’ho passato e l’anno prossimo inizierò il mio percorso universitario.

Quanto ti ha influenzato l’aver frequentato il Liceo Economico “Isabella d’Este”?

Sono molto contenta del mio percorso di studi, questo è l’unico liceo ad offrire un corso di economia della durata di 5 anni, inoltre mi sono confrontata in maniera positiva con tutte le materie e sono soddisfatta della mia preparazione.

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Agnese Palvarini        5AE

I PROVA TIPOLOGIA D

TEMA DI ORDINE GENERALE

ARGOMENTO: Migranti, pericolo o risorsa?

(DESTINAZIONE): Periodico scolastico

TITOLO: Immigrazione: oltre la demagogia e i luoghi comuni

Ieri come oggi, tra partenze ed arrivi, esperienze narrate e vissute, l’Europa è testimone di un fenomeno – quello dell’immigrazione – che negli ultimi anni le sta sempre più sfuggendo di mano.

L’Italia, tradizionalmente terra di emigranti, è ora, in parte a suo malgrado, luogo di accoglienza per migliaia di profughi costretti a fuggire da guerre e miseria dei loro paesi d’origine. Se è vero che il passato insegna, l’immagine dei nostri connazionali che, in cerca di fortuna, un secolo fa si imbarcavano con le loro valigie di cartone verso l’America, dovrebbe perlomeno renderci disponibili all’accoglienza degli immigrati, dando loro la possibilità di condurre un’esistenza diversa da quella all’insegna della povertà che vogliono lasciare. La nomea di mafiosi attribuita ai meridionali approdati negli Stati Uniti a causa del coinvolgimento di alcuni di essi in attività illegali è di fatto paragonabile ai nostri pregiudizi nei confronti degli stranieri che sbarcano sulla penisola italiana senza aver nulla da perdere, ma una nuova vita da guadagnare.

Ci stanno invadendo!”, “Ci rubano il lavoro!”, o ancora “Rispediamoli a casa loro!” … Quante volte abbiamo sentito pronunciare, non solo da gente comune, ma anche dalle bocche di alcuni politici, frasi di questo tipo. Quello dell’immigrazione è un – se non il – tema caldo degli ultimi mesi, pane quotidiano di giornalisti e talk show che dominano i palinsesti televisivi. Ogni discussione sulla questione deve però essere affrontata con massima delicatezza ed informazione per evitare di rimanere intrappolati nei luoghi comuni o, ancor peggio, persuasi da discorsi demagogici. Sta quindi a noi valutare se un fenomeno complesso come quello dell’immigrazione rappresenti una preziosa risorsa in grado di migliorare il volto della nostra società, oppure sia una dolorosa spina nel fianco che si aggiunge ai già tanti problemi economici di fronte ai quali si trova il continente europeo.

Le numerose difficoltà connesse ad un’immigrazione eccessiva e mal gestita riguardano prima di tutto le pessime condizioni di vita degli immigrati, sia da un punto di vista lavorativo che abitativo. Va da sé che condizioni di vita malsane, sfruttamento e mancata tutela sul posto di lavoro sfocino molto spesso in atti di delinquenza che hanno come vittime principali i cittadini dei quartieri in cui si concentrano gli stranieri. Le tensioni sociali che ne derivano mostrano fin dagli esordi la loro atroce gravità: tra le classi italiane più deboli e i profughi si scatena una vera e propria “guerra tra poveri” determinata soprattutto dal peggioramento di un sistema di protezione sociale che deve farsi carico di più assistiti. Famosa è a tal proposito la questione dei presunti trenta euro concessi giornalmente ad ogni migrante, soldi che in realtà sono destinati alle strutture di accoglienza e non direttamente agli immigrati. Diffusa è inoltre la preoccupazione per il lavoro degli italiani, sempre meno richiesto in virtù di una manodopera straniera poco costosa e meno qualificata. Ma siamo davvero sicuri che gli stranieri ci rubino il lavoro? O sono semplicemente disposti a svolgere mansioni così umili e sottopagate che noi per primi rifiutiamo? In realtà chi esce indebolito da una situazione di questo tipo è proprio l’immigrato, costretto dalle circostanze ad accettare condizioni lavorative così disumane da annullare la sua stessa dignità. Allo stesso modo è da sfatare la convinzione, ormai radicata nell’opinione pubblica, che l’Italia sia invasa dai migranti; dati raccolti dalla Fondazione Migrantes della Cei evidenziano infatti che il nostro paese funge più da ponte verso il Nord Europa che da meta ultima di un lungo e pericoloso viaggio.

Il vero dramma è, invece, quello vissuto dai paesi d’origine degli immigrati che devono fronteggiare un progressivo impoverimento di risorse umane altrimenti impiegate come manodopera locale. Per tutelare queste realtà – mettendo quindi fine ad un interminabile circolo vizioso – occorrono risorse adeguate, il coinvolgimento di associazioni non governative e la collaborazione delle autorità locali. Il punto è però passare dai buoni propositi alla loro realizzazione.

A livello umano la difficoltà più faticosa da superare – e talvolta celata dietro una pericolosa ipocrisia – è quella legata all’integrazione dei profughi nella società occidentale. I conflitti spaziano in tal caso dall’ambito politico a quello culturale per l’esistenza di differenze apparentemente inconciliabili riguardo ideali di vita e principi di convivenza: i diritti di donne e minori, come anche la libertà religiosa e di pensiero sono i principali fattori che creano un gelido clima di ostilità tra ospiti e ospitanti.

Molto frequenti sono le manifestazioni di xenofobia e razzismo su base etico-culturale che riflettono la sempre più evidente frattura tra nord e sud del mondo, cristiani e musulmani, paesi industrializzati e in via di sviluppo. Il dibattito sul significato del termine “assimilazione” è tuttora aperto: accoglienza, accettazione e adattamento sono senza dubbio le tre tappe ineludibili per giungere ad un’armoniosa integrazione in una società multiculturale. In un mondo globalizzato come il nostro è di fondamentale importanza conoscere l’Altro, la sua storia e la sua cultura, senza giudicarle a priori. La possibilità che l’incontro di culture diverse diventi scontro non può – e non deve – far dimenticare l’opportunità di un fecondo scambio di opinioni. Molte volte ciò che si conosce di un’altra società permette di scoprire non solo nuove caratteristiche della propria, ma anche contraddizioni ed incongruenze che si celano in essa. Ampliare le prospettive, conoscere altre esperienze di vita per confrontarle con il nostro vissuto… questa è la natura dell’essere umano, un animale sociale che avverte fin dalla nascita il bisogno di condivisione, obiettivo raggiungibile solamente tramite un’efficace regolamentazione del fenomeno migratorio. Che esista un dovere morale di solidarietà nei confronti degli immigrati è fuor di dubbio. Tuttavia, per evitare che l’immigrazione raggiunga dimensioni incontrollabili, l’aiuto e l’accoglienza di persone in stato di bisogno devono essere esercitati nei limiti del possibile, rispettando prima di tutto il bene comune dello stato ospitante.

Tale programmazione richiede necessariamente una fitta collaborazione tra gli stati dell’Unione Europea che, in qualità di ente sovranazionale, deve farsi carico della gestione del fenomeno. Italia e Grecia, essendo per ragioni geografiche le più impegnate nella prima accoglienza, si sentono spesso abbandonate a loro stesse e reclamano il mancato appoggio degli altri membri dell’UE. Lamentela giustificata se si pensa che solo il maggio scorso la Commissione Europea ha approvato un piano di redistribuzione dei richiedenti asilo tra tutti i paesi dell’Unione. Si tratta di una decisione quantomeno necessaria non solo in relazione alla limitata capacità di ospitare così tante persone da parte di due Stati, ma anche alla garanzia di una vita dignitosa e, soprattutto, migliore di quella che i migranti si lasciano alle spalle. Solo così sarà possibile realizzare un inserimento senza conflitti, costruendo passo dopo passo una reciprocità di diritti e doveri. Presupposto indispensabile è il rispetto delle leggi del paese ospitante, al quale successivamente conseguirà la rivendicazione dei principi costituzionali fondamentali, dei diritti connessi alla propria condizione lavorativa e, in particolare, della cittadinanza. Tutti sappiamo però che essere cittadini italiani significa essere automaticamente cittadini europei che, forti del Trattato di Schengen, sono liberi di circolare entro i confini del vecchio continente. Questo giustifica la prudenza delle autorità italiane competenti in materia nella regolarizzazione degli stranieri che ne facciano richiesta. I dieci anni di residenza ininterrotta sono volti a garantire una perfetta integrazione degli immigrati nel territorio: conoscenza della lingua, condivisione della nostra cultura e dei suoi valori sono fattori indispensabili per entrare a far parte di una nuova comunità. Nel contempo, siamo noi i primi a doverci scrollare di dosso tutti quei condizionamenti che ostacolano l’obiettività di giudizio nei confronti dell’Altro.

Uscire dell’ottica dell’individualismo permette uno sviluppo cooperativo in termini di risorse, esperienze e progetti di vita cosicché i movimenti degli esseri umani siano dettati non dalla necessità di sopravvivenza, ma dalla volontà di conoscenza e scambio.

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