VICENZA – LA CAMPOGALLIANI PREMIATA AL FESTIVAL NAZIONALE MASCHERA D’ORO

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Con lo spettacolo “Il Trigamo”  di Piero Chiara l’Accademia Teatrale Campogalliani  trionfa al Festival Nazionale Maschera d’Oro di Vicenza aggiudicandosi il premio come miglior compagnia e il premio alle migliori attrici caratteriste assegnato a Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli, oltre alle nomination per migliore regia a Maria Grazia Bettini, per migliore attore ad Adolfo Vaini, per miglior attore caratterista a Diego Fusari e al migliore allestimento per scene, costumi, luci e sonoro.

La Campogalliani si aggiudica per la quarta volta il massimo riconoscimento in uno dei più prestigiosi festival del teatro amatoriale italiano  che ha selezionato tra più di cento spettacoli iscritti solo otto compagnie finaliste.

Il premio Maschera d’oro dà il diritto alla storica compagnia mantovana di recitare al Teatro Olimpico di Andrea Palladio, il più antico teatro coperto del modo, con lo spettacolo “Le Intellettuali” di Moliére che verrà rappresentato sabato 27 maggio.

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La giuria ha espresso il verdetto con la seguente motivazione: “un perfetto dosaggio di recitazione, regia, ambientazione e luci, ma anche pause e accelerazioni, smarrimenti improvvisi e riprese, ha contribuito a restituire in maniera assai persuasiva un noto testo di Piero Chiara, che nell’apparente semplicità espressiva e nella artificiosità piccolo borghese dissimula le difficoltà. Esemplare il disporsi degli interpreti nella grigia luce del salotto, così come la capacità di suggerire piuttosto che dire, fra allusioni e sospensioni. La vicenda, allora,, prende i colori di una verità umana e sociale, con i suoi squallori morali e le miserie quotidiane”.

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Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli, che hanno interpretato le sorelle Tettamanzi hanno ottenuto il premio ex aequo come migliori attrici caratteriste dalla giuria che si è così espressa: “talmente abili ed accorte da creare un unico personaggio femminile a tre dimensioni, hanno offerto una grande prova, grazie anche a una malizia che sottilmente passava dal palcoscenico al pubblico, in un incedere tutto giocato sulle pause e le allusioni, sul passarsi la parola e calcolare i tempi. Una femminilità autentica e vincente, che si nutre, più che delle sue contraddizioni, della consapevolezza di essere e volere”.

La riduzione teatrale, elaborata dallo stesso Piero Chiara adattando per il palcoscenico il suo romanzo, divenne subito un grande successo nel 1970 per la regia di Aldo Trionfo e l’interpretazione di grandi attori quali Gianni Agus, Valeria Moriconi, Adriana Innocenti, Giovanna Pellizzi e le scenografie di Emanuele Luzzati. Nello stesso anno il successo venne ripetuto quando il regista Alberto Lattuada adattò il racconto per il grande schermo, cambiando il titolo, che divenne “Venga a prendere il caffè da noi”, con Ugo Tognazzi.

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La vicenda è incentrata sulla figura di Emerenziano Paronzini, invalido della II Guerra Mondiale, impiegato al Ministero delle Finanze trasferito in qualità di vice-capufficio, a Luino, sul Lago Maggiore. Preciso e metodico, sia nella vita privata che sul lavoro, Paronzini adocchia le sorelle Tettamanzi, tre “mature ragazze”, che hanno una bella casa sul lago e una considerevole fortuna, ereditata dal padre, “patrocinatore legale” con la passione per la scienza e la biologia, morto da poco. L’Autore così le descrive: “brutte ciascuna a suo modo di una bruttezza singolare, e consapevoli della ripugnanza che ispiravano agli uomini, avevano tacitamente soppresso l’amore, come se l’avessero seppellito in giardino per nascondere una vergogna. In verità, neppure quando andavano a scuola,  nessun uomo aveva pensato di farle accorte del loro sesso.

Il Paronzini decide di sposare Fortunata, la più anziana, ma, tornato dal viaggiodi nozze, visto che la moglie risulterà, a un controllo medico, “vaginalmente infiammata”, inizia a sollazzarsi anche con le altre due sorelle (Tarsilla e Camilla), intensificando i rapporti, dedicandosi ogni notte a una sorella diversa, sotto gli occhi orripilati della vecchia serva Teresa che non dorme più e si spella le mani a furia di rosari. Il paese naturalmente intuisce, ma non riesce a sapere con certezza. Paronzini diventa così l’amante di tutte e tre le sorelle, che si dividono le sue attenzioni senza gelosie, fino all’inevitabile schianto coronarico dell’attempato amatore.

La regia porta la firma di Maria Grazia Bettini che, lo scorso anno, in occasione del settantennale dell’Accademia Campogalliani,  decise di rimettere in scena lo spettacolo, che debuttò nel 1985, con la sostituzione di alcuni attori e con una nuova scenografia, ma con il medesimo impianto interpretativo e registico, per riproporre agli spettatori una storia di ipocrisie perbeniste, raccontata con ironia e semplicità da un grande scrittore come Piero Chiara.

Gli interpreti sono: Adolfo Vaini (Emerenziano Paronzini), Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello e Gabriella Pezzoli (le tre sorelle Tettamanzi), Diego Fusari (Paolino Mentasti), Roberta Bonfiglio (la domestica Teresa), Giancarlo Braglia (il dottor Raggi), Michele Romualdi (il Prevosto), Sergio Negri (don Casimiro) e Daniele Pizzoli (il segertario politico). Le scenografie sono state ideate da Daniele Pizzoli, i costumi da Francesca Campogalliani e Diego Fusari, i disegni per le decorazioni scenografiche da Nani Tedeschi, le musiche sono state selezionate da Daniele Pizzoli e le luci curate da Giorgio Codognola, mentre per la direzione scenica hanno collaborato Marina Alberini, Lorenza Becchi, Martina Ginelli e Annalaura Melotti.

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