MANTOVA – LE “GOCCE D’ARIA” DELL’ARTISTA PATRIZIA MASSERINI alla GALLERIA ARIANNA SARTORI

La Galleria Arianna Sartori di Mantova (via Cappello 17), sabato 13 maggio alle ore 18.00, inaugura la mostra personale dell’artista Patrizia Masserini dal titolo “GOCCE D’ARIA”. L’artista sarà presente all’inaugurazione. La personale resterà aperta al pubblico fino al 25 maggio con orario dal Lunedì al Sabato dalle 10.0 alle 12.30 e dalle 15,30 alle 19.30.

Sulle opere di Patrizia Masserini, scrive Elena Esposito: “È arduo riassumere in poche pagine il percorso di una pittrice che si può considerare fra le più interessanti personalità dell’attuale pittura figurativa, quando per “pittura figurativa” si intenda una ricerca autentica sull’immagine e sul linguaggio pittorico e non una mera superficiale trasposizione di iconografie mutuate da altri media, o dalle mode visuali di turno, come oggi spesso accade. Con queste parole Domenico Montalto sintetizza la cospicua produzione dell’artista bergamasca, che da molti anni rappresenta un’alternativa intelligente al gusto dilagante di espressioni artistiche indecifrabili poiché vuote di significato. Al contrario, Patrizia Masserini mette al centro del suo lavoro le grandi tematiche che opprimono la società, le accuse alle odierne violenze, le denunce di ciò che emargina, affrontate senza la presunzione di dare giudizi inopinabili, ma come analisi personale della condizione umana nella quale tutti possiamo riconoscerci.

In attesa che passi_45x40-oil on canvas-2014.jpg

La Masserini, sempre fedele alla sua ricerca e al suo modo di dipingere, ma nello stesso tempo sempre nuova e in evoluzione, ha dedicato gran parte della sua vita allo studio e alla disciplina dell’arte, mantenendo un linguaggio personale. L’artista di Gazzaniga, con mezzi espressivi raffinatissimi e oggi di raro riscontro per qualità, lavora infatti su una sottile sutura, unendo – con una cifra stilistica riconoscibile, di assoluta novità ma anche formata sulla lezione del passato – mondi e retaggi apparentemente distanti e inconciliabili: unendo cioè il versante “esistenziale” della pittura figurativa della prima metà del XX secolo – quel filone dell’angoscia, della crisi e del disagio antropologico che da Hopper giunge a Giacometti e quindi a Bacon e al Realismo Esistenziale italiano del Dopoguerra – all’interesse contemporaneo per le visioni urbane, per le iconografie di riporto dai codici visuali e virtuali dei mass media, delle riviste patinate, della moda, della pubblicità, della fotografia, della televisione, del cinema, del videoclip.

In occasione della pubblicazione del catalogo Patrizia Masserini per il ventennale di attività dell’artista bergamasca, Cristiana de Leidi ha tracciato un quadro esauriente degli studi e delle analisi di illustri critici ed esperti d’arte, da cui emerge il ritratto di un’artista sempre mossa da una ricerca introspettiva e impossibile da relegare in un cliché: La Masserini non può essere inquadrata rigidamente in una particolare corrente artistica, anche perché, essendo una personalità profondamente riflessiva, si colloca nel campo della ricerca continua, che la conduce a evolversi progressivamente modificando tecniche e forme espressive.

L’agitazione interiore che caratterizza i personaggi sapientemente raffigurati è fortemente percepita dallo spettatore, il quale di fronte alle sue opere comprende che la progettualità creativa della Masserini nasce da una sensibilità inquieta, nervosa, in continua tensione, presa nel fascino di un espressionismo che, figurativo o no, propone una penetrante indagine nella realtà da cui astrae il simbolo, di accensioni quasi sempre tese e drammatiche.

MASSERINI.jpg

È un’arte complessa, forte nel suo marchio stilistico ed intensa nei contenuti; un’arte che non lascia indifferenti, induce ad un giudizio, positivo o negativo che sia, che scuote l’anima e porta a interrogarsi su temi importanti, affrontati sempre con serietà e scrupolo, come ha ben sottolineato il maestro bergamasco Trento Longaretti nella sua lettera-prefazione al catalogo Patrizia Masserini: Le dirò che non mi è facile “dire” della Sua pittura, trovare le parole appropriate per definire idee e sensazioni, la Sua è una pittura complessa; non è la “bella pittura” fine a se stessa, il frammento, la macchia, il segno, la geometria o l’informale, ma mi pare vada oltre, alla ricerca di qualcosa di più profondo, dove la pittura è il mezzo e l’arrivo è più lontano, più nascosto, un messaggio quasi cifrato. Lo stesso Longaretti, nelle sue considerazioni, evidenzia quello che secondo lui è il punto focale della ricerca nell’arte di Patrizia Masserini: la Sua pittura è costantemente dedicata alla figura umana, anzi, alla figura della donna immersa in un mondo irreale, senza riferimenti realistici. […] Credo che un elemento comune leghi il Suo operare al mio, anche se lontani sono il linguaggio e i modi, ed è l’elemento “uomo”, “noi”, con tutto ciò che di bene e di male ci forma e trasforma.

Proprio la figura umana è il soggetto prediletto da Patrizia Masserini, presente fin dalle prime sue opere e inesauribile oggetto di interesse; uomini e donne spesso accomunati da un fascino androgino, seducenti nell’intensità delle fattezze, remoti anche se colti in primo piano, perennemente protesi verso un altrove ambìto e temuto: questo il nucleo di una ricerca introspettiva prima ancora che pittorica, nata da un bisogno personale d’indagine sul senso intimo delle cose e dell’essere, come scrive la giornalista Stefania Burnelli. Ma non solo. La rappresentazione dell’uomo diventa il veicolo ideale per esprimere il disagio sociale e le problematiche attuali, attraverso un’arte che non si limita a trasportare sulla tela corpi ben disegnati, ma che si traduce in figure inquiete, tormentate e angosciate dalla difficoltà di comunicare con l’altro. Da qui uno stile che rifugge da un estetismo facile e sereno, poiché oggi nell’arte si rispecchia “la morte di Dio” ossia ciò che per lo stesso Nietzsche ha un carattere tragico. In questo senso si può dire che l’arte del nostro tempo esprima la follia di chi è rimasto privo di Dio. Conseguenza della morte di Dio è la morte del Bello, cioè del modo in cui l’arte dona all’uomo la salvezza. L’arte astratta, l’atonalismo musicale, il rifiuto del “testo” hanno in comune la distruzione del modello salvifico.

Nelle opere più recenti di Patrizia Masserini si evince un’evoluzione formale e contenutistica caratterizzata dalla fusione tra figura e paesaggio. Ripercorrendo l’itinerario critico delle sue opere, rispetto alla cripticità tipica dei primi quadri, si nota come l’artista ora, pur rimanendo fedele a una tecnica pittorica ben riconoscibile, ha liberato i suoi personaggi ritraendoli in spazi aperti che consentono una maggiore possibilità di azione. Le figure, inserite in contesti sia naturalistici che metropolitani, appaiono meno estraniate dalla realtà e ripiegate dolorosamente su se stesse; dallo spazio circostante esse assorbono un’energia che, interiorizzata, si sprigiona attraverso i movimenti, i colori e le sfumature.

Il paesaggio, ora, sembra non essere più un cammino “alternativo”, “altro” rispetto alla figura umana, ma entrambi gli elementi si compenetrano, come se avessero proseguito per decenni su strade parallele, con la loro difficoltà di emergere e farsi capire, con un loro percorso artistico, coloristico, spirituale, di profonda ricerca. E ora l’uomo e il paesaggio finalmente si fondono: la loro singolarità li ha resi forti, indipendenti ma incompleti, tanto da avere bisogno ora l’uno dell’altro per potersi esprimere al meglio. Il paesaggio ha impresso una nuova vitalità e libertà alla figura umana. Personaggi che si aprono al mondo, alla natura, che sembrano urlare, chiudersi, aprirsi, muoversi freneticamente, correre. Un movimento e una potenza che esprimono in modo nuovo i messaggi che l’artista vuole comunicare attraverso le sue opere.

P. MASSERINI.jpg

L’interesse si sposta dall’analisi formale e stilistica della raffigurazione all’essenza dei personaggi e dei paesaggi, dalla forma al contenuto, anche grazie a una ormai consolidata tecnica che ha le sue basi nella conoscenza e nel confronto con l’arte del passato e del presente. Come asserisce Montalto, fosse nata nel ‘500, la Masserini si sarebbe senz’altro insediata in quel filone di “rinascimento umbratile” che Longhi vedeva germogliare nel solco lottesco; una cultura pittorica dove la norma del bello, la nozione della perfezione appare contaminata, anche se non ancora corrotta, dall’ombra insidiosa dell’anima moderna, dalle ansie della psyché. […]: scenari urbani in cui vediamo, fuggenti e sfuggenti, misteriose figure di uomini e di donne che trascorrono come rapide comparse davanti ai nostri occhi, ibridando in una cifra iconica totalmente nuova le suggestioni desunte dai vari media del nostro tempo.

Infatti l’artista, perfezionata la sua capacità tecnica e interiorizzati gli insegnamenti dei maestri dell’arte, ha elaborato una linea espressiva molto personale che rende inconfondibili le sue tele. Una pennellata sapiente e ben distesa, interrotta ma non disturbata da graffi decisi; l’utilizzo di colori accesi, violentemente accostati;  personaggi isolati o solitari in mezzo alla gente; paesaggi urbani percorsi dalla velocità, dalla modernità e dalla tecnologia, ma anche i luoghi solitari dove l’uomo può ascoltarsi e sentire in silenzio l’urlo della propria anima. Tutto questo e molti di più, nel corso degli ultimi trent’anni, Patrizia Masserini ha racchiuso nelle sue opere: sentimenti, perplessità, dolori, ma anche speranza e ricerca di un riscatto per il genere umano.

Le opere dimostrano il desiderio dell’artista di non ripiegarsi nell’interiorità della propria arte, ma di confrontarsi con altri autori contemporanei. Un esempio è il tema inquietante della follia discusso e ripreso da letterati, artisti, filosofi nei diversi periodi storici, e principio ispiratore della mostra in cui importanti pittori e scultori, tra cui Patrizia Masserini, hanno dato un significativo contributo artistico, attraverso la propria visione e capacità di espressione. Da questa esperienza è emerso che noi viviamo nell’era della tecnica, che è la forma più alta di razionalità, cioè nell’iper-razionalità: gli uomini sono ridotti a funzionari di apparati, che devono agire come il computer che tengono davanti a sé. […]. Ebbene, in questo contesto culturale l’arte, che vorrebbe essere il contrappunto della ratio tecnica, trova necessariamente un’attrazione per l’antagonista della razionalità, che è appunto la follìa.

La pittrice si mette a nudo attraverso le sue opere, i suoi personaggi, il modo di vedere e sentire: non i riflettori, ma un costante e serio lavoro interessa a Patrizia Masserini. In una società dove tutto è in piazza, dove le parole si sprecano e scivolano, dove i ruoli dei sessi sembrano sempre più confusi e in conflitto, l’artista si racconta con poche parole, attraverso una creatività che privilegia l’essere all’apparire nelle sue silenziose figure, le quali esprimono ciò che viene dal profondo, gridando senza clamore. Infatti, i nudi femminili nelle opere dell’artista non sono mai semplici manichini in posa, mai scontati né messi in mostra per il solo piacere visivo, bensì sono caratterizzati da una fisicità dalla quale traspare un’interiorità spesso angosciante, irrequieta e turbolenta, quale rappresentazione della realtà attuale.

Nello stesso modo, anche i paesaggi sono scelti come metafore di significati più reconditi. La rappresentazione naturalistica, luogo familiare all’artista, richiama ad esempio la maestosità, la fatica, la perseveranza di continuare un cammino per arrivare alla cima, alla meta. Nel percorso degli ultimi decenni lo spazio raffigurato nelle opere di Patrizia Masserini era soprattutto un anonimo scenario metropolitano che omologa serialmente, ad ogni latitudine, un po’ tutti i luoghi del nostro presente. Una dimensione di spaesamento universale nella quale le malinconiche figure della Masserini, in massima parte di giovani donne, sembrano però cercare una propria intimità, un proprio spazio fisico, una ragione individuale dell’essere al mondo. A questo punto, invece, anche i paesaggi diventano spunto di una ricerca intima e profonda, lontani dalle tensioni e dalle teatralità dell’ambiente urbano. Questa nuova dimensione dello spazio aiuta la figura a recuperare un senso di libertà, a riscoprirsi e ad immergersi in un’atmosfera più cosmica.

Quello scenario, che era un mezzo per isolare ancora di più le figure nella loro incomunicabilità esistenziale, diventa ora il luogo ideale per la loro crescita e ricerca personale; quello spazio deformato e deformante…come la dimensione inquieta di un animo, nell’incontro con il fuori di sé, si trasforma in un luogo dove stare in ascolto silenzioso, a porsi nuove domande di fronte all’universo, a riscoprire se stessi e a non fuggire la nostra presenza.

E intanto il percorso continua…

inaugurazione Arlecchino.jpg

A dx l’artista Patrizia Masserini con la gallerista e curatrice Arianna Sartori

Ricordiamo, che un’opera di Patrizia Masserini si trova in esposizione alla Casa Museo di Castel d’Ario nella rassegna “l’Arlecchino Tristano Martinelli – la Commedia dell’Arte nell’Arte Contemporanea”, fino al 28 maggio 2017.

Per maggiori informazioni rivolgersi a Galleria Arianna Sartori Arte & Object Design – Mantova Via Cappello 17 Tel. 0376.324260

Orario di apertura: dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 12,30 | dalle 15,30 alle 19,30 – chiusura nei giorni festivi.

Annunci

Rispondi