REGGIOLO – EX REGGIOLO POOL: SALA GREMITA PER ASCOLTARE GIOVANNI IMPASTATO

Ieri sera la sala dell’ex Reggiolo pool era stracolma per la conferenza-spettacolo “Mio fratello Peppino. Resistere a Mafiopoli” con Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il giornalista e attivista italiano ucciso dalla mafia nel maggio 1978.

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Gente in piedi e tanta voglia di ascoltare. È stato questo il modo più spontaneo dei reggiolesi, ma non solo, di reagire al clima teso di questi giorni, ai ripetuti roghi d’auto a Reggiolo e nella provincia reggiana e al feroce assassinio del 31enne Francesco Citro, ucciso giovedì scorso sulla porta di casa. Un secco no a questi atti di violenza, fatto di interrogativi e tentativi per comprendere ciò che è difficile da incasellare, ma che chiede a gran voce soluzioni.

All’appuntamento numerosi sindaci e amministratori (alcuni prima impegnati nel consiglio dell’Unione Bassa Reggiana), rappresentanti di associazioni, del mondo del volontariato e sindacalisti.

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A introdurre la serata le parole del sindaco di Reggiolo Roberto Angeli. “Sono molto felice di vedere questa sala così affollata – ha detto – Devo confessare che sono giorni che non dormo per quello che è accaduto. So bene che tutta la comunità è scossa e continua a farsi domande, ma bisogna attendere che gli inquirenti facciano luce sull’accaduto. Da parte nostra non possiamo far altro che fronteggiare questa violenza, sostenere la famiglia, confrontarci e cercare strade per impedire che tutto questo possa ripetersi”.

Poi la parola è passata al direttore artistico dell’associazione NoveTeatro Gabriele Tesauri, che già da tempo aveva organizzato la serata promossa dal Comune di Reggiolo.

Dopo la lettura di alcuni brani e sequenze del film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana che hanno rievocato la storia di Peppino Impastato, il dialogo con il fratello Giovanni che ha subito espresso la sua solidarietà a Reggiolo per quanto accaduto. Ricordando la vita, la rottura con una famiglia legata alla mafia e le azioni di Peppino, Giovanni ha ricostruito il messaggio di lotta contro la mafia e disobbedienza civile del fratello. Un messaggio ancora attuale e che invita tutti a un’assunzione di responsabilità.

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La mafia si può battere, non è invincibile – ha spiegato Giovanni – ma bisogna smetterla di pensare che la mafia è antistato, perché la mafia è nel cuore dello Stato. Quando la mafia uccide persone dello Stato, uccide chi ha hanno tentato di cambiare le dinamiche che la legano al potere, i ‘comitati d’affari’ che l’hanno fatta radicare”.

Impastato ha ricordato quanto sia cambiata la percezione della criminalità organizzata anche in Emilia: quarant’anni fa la gente la ignorava, vent’anni fa la percepiva pur sentendola lontana, oggi deve farci i conti. E così parla di quanto sia fondamentale l’educazione, l’antifascismo, la Costituzione per rompere certi meccanismi.

Parlare di legalità – ha continuato – non basta, bisogna percepire il senso di questa parola che non rappresenta solo doveri, non è solo rispetto delle leggi ma anche diritti. A scuola bisognerebbe insegnare che la legalità è rispetto dell’uomo, della dignità umana perché se non c’è questa al centro della legge non c’è legge da rispettare e allora è necessaria la disobbedienza civile. Ne stanno succedendo tante, tantissime: stiamo un po’ attenti. Studiamo la Costituzione, portiamo avanti le grandi battaglie per difendere quel poco di democrazia che rimane in questo Paese. Quando non si ricerca la verità si mette in pericolo la democrazia. Oggi non si scende più in piazza… Facciamo in modo di non superare la soglia dell’indifferenza fino alla rassegnazione, diamoci una regolata”.

 

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