MANTOVA – WAINER MAZZA, L’ECLETTICO ARTISTA ALL’ATELIER DES ARTS PRESENTA UN NUOVO PROGETTO ARTISTICO “VITE PARALLELE”

La vita di un artista, come, ad esempio, quella del cantastorie, poeta, autore e chi più ne ha più ne metta Wainer Mazza non invecchia mai; anzi.

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Per raccontarla in un modo nuovo e proiettato al futuro l’artista di Motteggiana proporrà dal 13 al 27 giugno 2019 all’Atlier Des Arts di Mantova, via della Mainolda 19, una esposizione dal titolo “Vite parallele” che farà leva su un progetto che lo avrà come protagonista insieme al figlio d’arte “Wainerino”. In definitiva il visitatore non solo potrà ammirare per l’intera durata della mostra le “scene di vita” realizzate da Wainer Mazza con materiale da riciclo, ma avrà anche l’opportunità sabato 13, 20 e 27 luglio 2019 di ascoltare la storia, fatta di parole e musica, che farà da sfondo al progetto artistico e che sarà raccontata proprio dai due protagonisti.

Tornando agli oltre 40 anni di vita vissuta sotto i riflettori dall’artista mantovano a caratterizzarli sono le emozioni provate e fatte provare alle tante persone che ti hanno applaudito, i successi conseguiti e le delusioni patite, esperienze che si sono trasformate in linfa vitale, quella linfa che egli intende donare a chi proseguirà il cammino intrapreso.

la piazza, il treppoVolendo, è proprio il caso di dirlo, quella linfa che finisce per trasformarsi in un ponte che unisce le generazioni. Questo perché il genio e il talento dell’artista di Motteggiana possono divenire il trampolino di lancio per un progetto “innovativo”.

Un progetto che unisce le strade di una persone e di un pupazzo.

Meglio in questo caso diventano l’eredità culturale e artistica che si tramanda da “padre”, Wainer Mazza, a “figlio”, il pupazzo di pezza Wainerino. Un figlio speciale quindi che però a ben guardare sa esprimere quella genuinità, quella naturalezza, quella ironia che sono tipiche di chi si propone al proprio pubblico scevro da “maschere”.

Wainerino e basta

Il tutto – spiega Wainer Mazza – nasce da un pupazzo in pezza con espressività a mo’ di Pierino la peste che anni addietro avevo acquistato in un mercatino del “C’era una volta”. Pupazzo in condizioni disperate e, se si vuole, con una sua improbabile vita, ma dalla presenza scenica accattivante che mi ha permesso, se pur in rare occasioni, di tenermelo al fianco in qualche spettacolo di piazza nel maldestro tentativo di attirare l’attenzione del pubblico. Dopo averlo conservato per tanti anni e relegato in un cassettone di un vecchio mobile di casa, il pupazzo era ormai destinato ad un altrettanto cassettone, in questo caso delle immondizie. Ma al limite del gesto insensato ecco intervenire mia moglie che con naturale istinto materno, mi consiglia di non privarmi di un ricordo che nel bene o nel male aveva avuto la sua piccola funzione e pensando in cuor suo, non il mio, che anche le cose debbano avere un’anima. Accetto il consiglio e parcheggio “il bambino” in  bella vista pensando a quale funzione potrebbe avere oltre al ricordo. E, destino vuole, che la sua funzionalità e missione prende corpo in men che non si dica”.

Pensa che ti ripensa, – prosegue il cantastorie di Motteggiana – ecco comunque nascere il primo appiglio, lo spunto geniale, e son già due, che permetterà di sviluppare il progetto portandolo a dimensioni e argomentazioni pratiche e concatenanti sia come prospettiva di una nuova forma di  spettacolo, ma anche testimonianza di un percorso di vita (il suo) umano ed artistico. E l’idea è quella di dare una casa al figlio che non sia il sacco di plastica, ma una vera residenza in cartone. Per fare ciò mi affido ad un voluminoso scatolone, vuoto, avuto in omaggio dalla ferramenta Cisa di Suzzara. Da li inizio a immaginare il mondo e le esigenze del figlio d’arte”.

Paolo Biondo

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