MANTOVA: L’ARTE DI VIVERE – IL CALENDARIO DI NOVEMBRE INCONTRI A SPAZIO TE

Nell’ambito del public program Mantova: l’Arte di Vivere, Fondazione Palazzo Te propone per il mese di novembre un ciclo di talk di storia dell’arte dedicati alla mostra in corso Giulio Romano. La forza delle cose. Il ciclo si apre martedì 8 novembre con il curatore della mostra Guido Rebecchini.

Seguiranno altri tre interventi sull’architettura, sull’arte orafa in Inghilterra e sullo scudo di Carlo V presentato nel percorso espositivo.

Giulio Romano. La forza delle cose – 8 NOVEMBRE

Guido Rebecchini esplora  il tema centrale della mostra a Palazzo Te illustrando il ruolo di Giulio Romano quale designer di oggetti preziosi per i Gonzaga.

L’artista utilizzò questo settore della sua produzione per dare libero sfogo alla sua fantasia e creare oggetti fantastici animati da creature ibride composte da elementi vegetali e animali.

La mostra a Palazzo Te Giulio Romano. La forza delle cose vuole mettere in evidenza questo aspetto attraverso l’esposizione di un importantissimo gruppo di disegni e delle spettacolari ricostruzioni tridimensionali eseguite da Factum Arte. Inoltre, le invenzioni di Giulio sono messe a confronto con magnifici oggetti rinascimentali e con i disegni di altri artisti-designer attivi in Italia e in Europa.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

Il vetro come alchimia – 10 NOVEMBRE

Con Massimo Lunardon in collaborazione con Galleria Corraini.

Massimo Lunardon, artista e artigiano del vetro, racconta il suo lavoro, come ha iniziato e come nascono e prendono forma i vari oggetti e progetti. Il suo percorso artistico inizia nell’88, dopo un’esperienza professionale in bottega e sulla spinta di un’attività vivace in diversi laboratori e studi di artisti, designers e architetti.

L’interagire con personalità diverse e diversi materiali ha alimentato  la necessità di continua sperimentazione, per portare le capacità plastiche del vetro sempre oltre, fino al limite costituito dai materiali associati: chiodi, posate e guaine.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

Micro e macro nell’arte e nell’architettura del Cinquecento – 15 NOVEMBRE

Dario Donetti illustra la capacità dell’architettura del Rinascimento di manipolare i rapporti di scala con straordinaria intelligenza formale e dar prova, anche nell’arte apparentemente astratta dell’edificare, della sua eloquenza nella rappresentazione.

Oggetti che generano edifici in quanto strumenti di progettazione, come disegni e modelli; che li rappresentano in dipinti, rilievi prospettici, medaglie; che li compongono, addirittura, dando vita a quel repertorio ornamentale che ne riveste le superfici, capaci di parlare ai nostri occhi attraverso pezzi di carpenteria, immagini zoomorfe e motivi vegetali tradotti in pietra o stucco. Piccole architetture compongono il paesaggio domestico, di forme incontrate quotidianamente, degli interni rinascimentali, ripetendo o variando le forme di quella maggiore, giocando con i suoi significati e le sue funzioni.

Sono tutte queste “cose” a generare i cortocircuiti visivi con cui l’architettura del Rinascimento si distingue – nei diversi momenti in cui è concepita, recepita o divulgata – per la capacità di manipolare i rapporti di scala con straordinaria intelligenza formale e dar prova, anche nell’arte apparentemente astratta dell’edificare, della sua eloquenza nella rappresentazione.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

Amarsi. Seduzione e desiderio nel Rinascimento – 17 NOVEMBRE

Con gli autori Giulio Busi Silvana Greco

Nelle piazze e nei palazzi del Quattro e del Cinquecento va in scena il gioco della seduzione. Come si esprime, come si accende e cosa mai può spegnere un amore rinascimentale?

Dalle ninfe avvenenti di Botticelli alle Veneri discinte di Tiziano, da Marte seduttore ai gentiluomini in impeccabili abiti di velluto nero, questo libro mette davanti ai nostri occhi un’epoca sfarzosa impregnata di lusinghe amorose. Scrittori, poeti, incartamenti processuali, cronache cittadine sono le porte d’accesso da cui si dipartono i sentieri del desiderio; muovendoci tra dipinti, statue, corti, studioli di eruditi, alcove, lettere d’amore, facendoci largo con spade, fiori, sospiri e borse d’oro, riusciamo a catturare tutto quel che resta dell’amore delle donne e degli uomini del Rinascimento, là dove si intesse la trama della società, si vive, si festeggia, fra trasporti carnali e richiami alla virtù.

Andremo alla scoperta dei legami leciti e delle passioni clandestine, dell’amore che punta al potere e del potere che seduce e trasforma. Nelle relazioni fra donne e uomini, in quelle omoerotiche, tra ceti sociali diversi, le strategie del corteggiamento si affinano e si moltiplicano.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

Il linguaggio di Giulio Romano in Inghilterra – 22 NOVEMBRE

Roberta Piccinelli racconta lo straordinario e originale linguaggio artistico di Giulio Romano si diffonde in tutta Europa, sin da quando egli è ancora in vita, attraverso i suoi collaboratori, i quali vengono invitati a lavorare nei cantieri del re di Francia e presso le residenze di nobili e aristocratici tedeschi e spagnoli.

Testimonianze delle sue bizzarre e stravaganti invenzioni, anche attraverso la circolazione di disegni e di stampe dell’Ecole di Fontainebleau, raggiungono anche il Regno Unito durante il periodo di Enrico VIII. Shakespeare cita, forse non a caso, quel “rare italian master”!

La chiacchierata su Giulio Romano in Inghilterra prende spunto da un curioso oggetto realizzato da una manifattura orafa inglese esposto nella mostra La forza delle cose e si propone di illustrare come Palazzo Te sia un modello-prototipo, sia nella decorazione a stucco sia nelle soluzioni architettoniche e pittoriche, di portata europea.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

L’arte di domare l’aria – 24 NOVEMBRE

Un talk con con Giorgio Carli dedicato all’organo, le cui origini affondano nella mitologia greca, è lo strumento musicale che ha accompagnato la Storia d’Europa dal Basso Medioevo fino ai giorni nostri, sopravvivendo allo scisma protestante degli inizi ‘500, alle purghe di Cromwell a inizio ‘600, a quelle francesi di fine ‘700 con la Rivoluzione.

È lo strumento occidentale più complicato. Può contenere una manciata di canne come decine di migliaia. Per farlo “cantare”; occorre conoscere e praticate un’arte arcana che applica, spesso per puro intuito, raffinate leggi della Fisica e che si traduce letteralmente nel piegare l’aria ai voleri e al gusto dell’organaro.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

Lo scudo di Carlo V – 29 NOVEMBRE

 Mauro Carbone risponde a questo interrogativo. Di che cosa ci parla, oggi, a distanza di quasi 500 anni dalla sua realizzazione, lo scudo da parata progettato da Giulio Romano per il quasi quarantenne Carlo V, re di Spagna e delle sue colonie americane, nonché imperatore del Sacro Romano Impero, il sovrano al quale si deve la celeberrima frase “Sulle mie terre non tramonta mai il Sole”?

Ci può parlare, certo, del suo sogno di unificazione politico-religiosa dell’Europa, allora ben vivo, come conferma il titolo con cui l’artefatto è noto: scudo del Plus Ultra o dell’Apoteosi di Carlo V.

Ma più direttamente ci parla del capolavoro di un’arte che non disdegnava affatto di misurarsi non solo col mecenatismo e con le più sofisticate tecniche artigianali dell’epoca, ma anche con le esigenze proprie degli oggetti d’uso: ci parla dunque di un modo di concepire e fare arte i cui termini, a ben guardare, risultano per  molti versi simili a quelli che certi artisti del XX secolo e ancor più quelli contemporanei sono tornati a cercare di coniugare, misurandosi con la committenza pubblica e privata nonché con mutazioni sempre più accelerate tanto delle tecnologie quanto dei mercati artistici, ciascuna con le sue opportunità e i suoi condizionamenti.

Più in profondità – nella profondità di quelle che lo storico francese Fernand Braudel chiamava “le strutture del quotidiano” che scandiscono la nostra “vita materiale” – questo scudo ci parla inoltre di certe funzioni che hanno cominciato a intessere i rapporti degli umani con l’ambiente circostante addirittura sin da prima della comparsa dell’homo sapiens. La funzione di proteggere, certo: lo scudo è infatti l’arma di difesa per eccellenza, lo schermo per antonomasia, visto che quest’ultimo termine deriva dal verbo longobardo skirmjan che significa appunto “difendere”, “proteggere combattendo”.

Ma anche la funzione di esporre: l’espressione “sugli scudi”, che ho scelto qui come titolo, riecheggia infatti l’usanza gallica di portare in trionfo sopra il suo stesso scudo il condottiero vincitore di una battaglia. Del resto, è appunto una simile “apoteosi” che la composizione raffigurata da Giulio mette in mostra.

L’artefatto riveste dunque anche la funzione di mostrare, che, attirando i nostri sguardi su quanto la esercita, li distoglie da altro, facendo quindi tutt’uno con quella di nascondere. In tal senso questo scudo da parata ci racconta preziosi elementi di verità su tutti gli schermi. Ci parla, insomma, anche dei nostri.

Ingresso libero senza prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili.

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