SAN BENEDETTO PO – ROMEO ROMEI RIVIVE NELL’ESECUZIONE DELL’ENSEMBLE CONCERTUS FLORIDUS

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Sabato 28 gennaio alle ore 16.00 sarà la maestosa Biblioteca Monastica del MUSEO CIVICO POLIRONIANO di San Benedetto Po, in vista anche dei recentissimi restauri post-sisma, a fare da cornice all’evento dedicato a Romeo Romei.

L’Associazione Postumia di Gazoldo degli Ippoliti, ha voluto tributare al Romei – proprio nel giorno della sua morte – un prestigioso concerto ed un artistico busto, opera dello scultore Renzo Colognese.

Ad omaggiare musicalmente il medico virgiliano sarà l’esecuzione dell’Ensemble Concentus floridus, che nasce con la volontà di recuperare e divulgare preziose pagine del repertorio antico.

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Tra i suoi componenti figurano docenti di Conservatorio, strumentisti e prime parti di importanti orchestre italiane (Santa Cecilia, Arturo Toscanini dell’Emilia Romagna, Teatro Comunale di Bologna). In particolare grazie alla ricerca di Lorenzo Montenz il gruppo lavora alla riscoperta di opere con basso continuo del Settecento, basandosi sulle partiture originali (manoscritti e prime edizioni), e alla ricerca del gusto e dello stile originale dell’epoca.

L’Ensemble Concertus Floridus è costituito dal Soprano Tania Bussi mentre l’organico concertistico vede protagonisti al flauto Anna Mancini, al violino Paolo Mora, alla viola Luciano Cavalli, al violoncello Enrico Contini e all’arpa – continuo Lorenzo Montenz.

Il  programma prevede l’esecuzione di

F. Geminiani (1687 – 1762) The lass of Peaty’s Mill The night her silent sable wore When Phoebus bright O Bessy Bell (da A Treatise of good taste in music – 1749)

G. F. Wagenseil (1715-1777) Concerto a quattro Allegro – Adagio – Vivace J. Stanley (1712 – 1786) Cantata Op. 3 n. 4 (1742) Whilst others barter ease for state

G. F. Handel – J. Halvorsen (1864-1935) Passacaglia per violino e viola

A. Scarlatti (1660-1725) Sonata VII in re magg. (Ms 74 S. Pietro a Maiella – 1725) Allegro – Adagio – Fuga – Largo – Allegro

G. B. Pergolesi (1710-1736) Torbido in volto e nero (L’Olimpiade – 1735)

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Per chi non avesse avuto modo di conoscere il personaggio storico di Romeo Romei, egli è stato uno di quei medici (e non furono pochi) che un tempo operavano un duplice apostolato: quello della loro professione e quello in favore dei poveri. Era nato a Castelnuovo dei Monti (RE) nel 1855, da famiglia di tradizioni patriottiche. A 25 anni vinse la condotta medica di Portiolo, e fu in questa località che egli svolse, fino alla morte, la sua attività professionale e quella politica, a contatto con la miseria e la sofferenza.

“Quando entro in una stalla, rifugio ammorbante per cinque mesi dell’anno della moltitudine dei campi,  – diceva il Romei – ovvero in una di quelle tane che servono di dimora al povero, dove non vi è selciato ma un’umidità permanente sale dal suolo e discende dalle nude pareti; quando salgo quei pioli delle scale di legno e vado su al secondo piano, per modo di dire, ove per visitare l’infermo bisogna che mi inchini e in un misero giaciglio trovo questo infelice; dove d’inverno passano da tutti i lati l’umidità ed il freddo, e dal tetto sconnesso e senza ripari passa la pioggia; quando per via mi imbatto in uno di quei pellagrosi, non abbastanza alterati nella mente per essere ricoverati all’ospedale, ma dall’occhio perduto, come uno schiaffo mi percuote il viso, a me nutrito…”.

Romei sin dal 1882 organizzò e diresse numerose leghe, cooperative di consumo e di credito, case del popolo ed ebbe vastissima popolarità per la sua opera altamente umanitaria, meritandosi l’appellativo di “medico dei poveri”.

Fu un riformista convinto, insieme ad un gruppo di altri illustri giovani  mantovani (Zibordi, Zanardi, Bonomi, Vezzani),  e il 30 luglio 1893 presiedette la riunione che sancì  l’adesione  al neonato PSI delle 29 società della Federazione delle Cooperative.
Nel 1901 Romei venne eletto nel primo consiglio nazionale della Federterra e, in seguito, promosse l’adesione della grande Associazione dei terrazzieri, da lui fondata, alla Camera del Lavoro.
Gravemente ammalato, volle trascorrere gli ultimi giorni della sua vita nella stanza a lui riservata nella Casa del popolo di Portiolo e lì, tra la “sua” gente, si spense il 28 gennaio del 1916, centouno anni fa.

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