MANTOVA – RICCARDO LUCHINI alla GALLERIA SARTORI ESPONE LA SUA “CITTÀ TENTACOLARE”

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Dal 25 FEBBRAIO al 9 MARZO 2017

Inaugurazione: Sabato 25 Febbraio – ore 17,00

La “CITTÀ TENTACOLARE” di Riccardo Luchini sarà in esposizione alla Galleria Arianna Sartori di Mantova (Via Cappello 17) a partire dal 25 febbraio per concludersi il 9 marzo 2017. Sabato 25 febbraio sarà un’occasione importante per conoscere e dialogare con l’artista che sarà presente all’inaugurazione.

“La città, che Riccardo Luchini ossessivamente scruta e definisce nelle sue infrastrutture storiche e nuovescrive Giovanni Stella -,  è a un tempo realtà urbana in continua trasformazione e  metafora di un intricato recinto che esseri viventi e natura animata e inanimata include e accomuna nell’uguale  destino di esilio, perdita e rimpianto.  Mutevole la città cantata da Riccardo Luchini, e labirintica -“La forme d’une ville/ change plus vite,helas! Que  le coeur d’un mortel ” (Baudelaire) – luogo dello spaesamento, dell’indigenza e della ricchezza, dove si consuma la condanna, a carico dell’uomo, del Dio biblico, cui si indirizzano, dopo la cacciata dal paradiso, invocazioni e bestemmie.

cantiere.jpgSolidale, l’artista, per indole e formazione con Charles Baudelaire cantore della modernità, nel momento della germi nazione e resa dell’apparenza urbana che di continuo gli sfugge, sembra far proprio lo stesso grido dell’incipit de “Le cygne” : “Andromaque, je pense à vous”. Dove Andromaque, privata del suo Ettore e alla mercé del vincitore, è tutte le donne offese che nella città
tentacolare patiscono odiose subalternità al predominio di maschi imbarbariti, e violenze, e umiliazioni. Tra esse, la “negresse” (figura che preannuncia le grandi migrazioni), che la tisi consuma al pari della cocente nostalgia “dei superbi palmizi dell’Africa remota”. E, tra i sacrificati della città ingorda di spazio, anche il cigno, icona di natura animata, privato del suo elemento vitale, l’acqua, il cigno che, vinto d’arsura, rivolge a Dio un rimprovero eterno e muove a pietà il poeta. Tutti esseri, questi, di lacrime nutriti che patiscono la perdita di “ciò che non si ritrova mai più, mai più”: i prigionieri, i vinti e altri ancora, immolati sull’altare dello sviluppo industriale che non diventa progresso.

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Tutto questo è la metropoli che Baudelaire profetica- mente canta con la parola che si fa musica e poesia e Luchini sublima con la parola, di cui dispone la pittura. Sicché un luogo convulso, caotico, opprimente, dilatato carcere piranesiano, sognato approdo di tutti i disperati della terra e dei pochi che aspirano alla gloria, agli occhi dell’artista che ha vocazione dionisiaca e grazia apollinea è anche luogo di bellezza misteriosa e, in alcuni lacerti, di sospensione metafisica.

È il prodigio di una visione mitopoietica della città-girone dantesco, dove si consumano le tensioni verso l’alto e verso il basso dei viventi che l’abitano, inferno e spes contra spem di paradiso, sterminato ring, dove si combattono Dio e il Maligno, irriducibili avversari di sempre, campus di traiettorie di luce e rugginose tenebre.

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Ma, quale illogos proprio di Luchini per darei la sua idea di città? Artista colto e largamente dotato di un ricco repertorio di mezzi espressivi, scansa le secche della pura e semplice descrizione o illustrazione per restituirei sulla tela l’oltre dell’apparenza fenomenica.

Se la città moderna si connota per la monumentalità delle sue emergenze volumetriche che si stagliano solenni sulla linea d’orizzonte, ecco che, per esempio, tre silos, banali manufatti di consueta funzionalità industriale, assumono, per forza di segno e colore, valenza metafisica e portanza poetica.

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Ancora. Se la città si appalesa come scenario in continua evoluzione attraversato da linee e suoni intersecantisi, ecco che tangenziali, scali ferroviari, cavalcavia e strade non sono motivo di esercizio tautologico, ma discorso segnico a evidenza della velocità e del dinamismo del nostro tempo, quindi linguaggio pittorico identitario, stigma luchiniano. Mira l’artista, con il suo sistema com positivo e di segni, a “intensificare la qualità illusoria (dell’opera d’arte) per creare il più possibile l’effetto della vita” (Alberto Giacometti). Vita e arte vivono in rapporto dialettico per trarre l’eterno dal transitorio e dall’effimero, di cui si nutre il grande ventre della metropoli, dove non resta che “consumare il tempo attraverso il lavoro e il piacere” (Gesualdo Bufalino) nel vano tentativo di sfuggire a un destino irredimibile.

Così l’artista, novello Eugène de Rastignac (Père Goriot – Balzac), guardando l’immenso corpo della
città tentacolare, da una postazione alta, lancia il suo guanto di sfida e l’esito del duello è un grande affresco carico di dannazione e folgorante bellezza”.

Riccardo Luchini è nato a Milano nel 1949.Ha svolto il ruolo di docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera-Milano, l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Attualmente è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Vive e lavora a Pieve a Elici, Massarosa (Lucca).

Info.: ARIANNA SARTORI  ARTE & OBJECT DESIGN Via Cappello, 17 – MANTOVA

Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

 

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