INTERVISTA AL COSTUMISTA RINASCIMENTALE E SCENOGRAFO GIAMPAOLO TIRELLI

 

GIAMPAOLO TIRELLI CON UN SUO ABITO.jpg

Mantova, 31 marzo – Mantova aggiunge, tra i suoi cittadini d’elezione, un costumista e scenografo che è in grado di far rivivere lo sfarzo e la bellezza del massimo splendore Gonzaghesco con le sue creazioni sartoriali.

Stiamo parlando di Giampaolo Tirelli che, originario di un paesino a cavallo tra il bresciano ed il cremonese, si sta facendo notare per le prestigiose collaborazioni con il M° Angelo Manzotti a Mantova e con privati e teatri da Vicenza fino a Venezia. Ma il nome del costumista è giunto fino a Madrid dove ha avuto la possibilità di esporre i suoi abiti all’interno della Reggia.

Un curriculum costellato di successi che non desiste dal proseguire tenacemente nemmeno durante il periodo del Coronavirus. Numerosi, infatti, sono i suoi progetti futuri.

Per conoscere meglio il suo lavoro e quanto è stato in grado di realizzare fino ad ora, noi di Mincio&Dintorni siamo andati ad intervistarlo…

Quando è iniziata la sua passione per la creazione di costumi storici?

IMG-20200330-WA0006.jpg

Ho sempre avuto una passione per l’abito storico sin da ragazzino. Penso sia una passione innata che ognuno ha dentro di sé. Quando ero molto giovane e non avevo i mezzi economici per comprare abiti di questa tipologia, mi son detto “Perché non farli da me”. È cominciata quindi una corsa a studi sartoriali che tutt’ora compio, poiché penso nella vita non si sia mai finito di imparare a nessuna età. Tra questi frequento anche corsi su come realizzare bustini steccati d’epoca.

Quale periodo della storia della moda la affascina maggiormente e perché?

Il periodo storico che amo in particolar modo è quello che va dal Cinquecento al Settecento. Ho sempre adorato l’abito Rinascimentale di gusto Spagnolo, quindi anche quello Lombardo di gusto Gonzaghesco, per l’imponenza, la rigidità che obbliga il corpo ad assumere posture fiere e nobili date da corsetti steccati, dai Verdugali e dalle meravigliose gorgiere. Quello tra fine Cinquecento e inizio Seicento è un periodo in cui anche l’uomo può giocare con una foggia varia e civettuola mantenendo sempre un’eleganza estrema. D’aiuto mi sono stati sicuramente i quadri esposti al Palazzo Ducale di Mantova, che sempre studio attentamente – mi sento di casa ormai – ho smesso di contare le volte che ci sono andato come privato e come insegnante di decorazione e ornato portando i miei allievi ad apprendere l’Arte del bello!

Entrando in questi luoghi magici, si sogna e chiudendo gli occhi pare di vedere rivivere i personaggi in costume in queste sontuose sale riccamente affrescate. Altro periodo storico che adoro, e che maggiormente realizzo, è il Settecento, periodo che dà largo spazio alla fantasia più eccentrica.

Mai come in quest’epoca i volumi sono stati portati all’esasperazione, dalle gonne alle altezze vertiginose delle parrucche, un’arte portata al massimo del virtuosismo, sbizzarritasi maggiormente per il teatro d’opera. Numerosi sono i figurini e le caricature giunte ai giorni nostri, dai quali posso prendere spunto.

Coniugare il gusto del passato con i materiali contemporanei non sempre è facile. Penso a tessuti come i broccati e i pizzi, esistono ancora artigiani che li producono oppure anche in quel caso è lei a creare le stoffe necessarie alla confezione dell’abito?

IMG-20200330-WA0005.jpg

Per quanto riguarda i materiali, fortunatamente esistono ancora ditte in grado di produrre tessuti di altissimo livello, ma dai costi molto sostenuti. Solitamente questi sono destinati a capolavori che poi possano essere esposti in alcuni musei e siano copie fedeli di abiti dipinti dai maestri del passato. Un valido aiuto e supporto su questo fronte è stata la collezionista e storica del Costume, Mara Bertoli, sempre disponibile ad aprire i preziosi armadi per farmi consultare i tessuti ed i tagli storici di pezzi originali di altissimo valore. Per il teatro utilizzo tessuti belli ma dai costi più accessibili, che abbiano una certa resa sotto i riflettori. Importanti sono gli accessori, comprese le parrucche, che affido al noto Alessio Aldini ormai acconciatore ufficiale delle varie fiction girate a Mantova.

I materiali più difficili da reperire sono sicuramente i pizzi di una certa qualità, che riproducano un disegno simile a quello storico. In alcuni casi si ricorre a degli artigiani che ne riproducano la foggia, in particolar modo per il Rebato Seicentesco supportato da fili metallici.

Tra i tanti progetti mantovani spicca anche la collaborazione con il Maestro d’Arte Dott.ssa Elena Pagani. Ci racconti un po’ il dietro le quinte dei costumi dedicati a Messer Verdelatesta…

DOTTORESSA ELENA PAGANI E M° ANGELO MANZOTTI IN MESSER VERDELATESTA

Durante il mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare la Dott.ssa Pagani, la quale parlandomi di un progetto molto particolare, mi chiese di realizzare i costumi per una fiaba ambientata nel Castello di San Giorgio i cui protagonisti erano degli animali. Messer VerdelaTesta un papero disabile al quale avrebbe dovuto dar voce il M° Angelo Manzotti. Ci siamo consultati e siamo rimasti concordi sul fatto che avremmo mantenuto le fattezze umane, realizzando abiti nobiliari d’epoca per i vari personaggi.

Per simulare la gamba mozza di Messer VerdelaTesta, abbiamo fatto indossare una calzamaglia color becco d’oca interrotta da una fascia nera a Manzotti e lo abbiamo truccato con ciglia in piume verdi ed un farsetto di splendido velluto che ricordava il colore del germano reale. Per quel che riguarda il personaggio della Strega Nana, come meglio realizzarla se non prendendo spunto dalla nana di corte dipinta da Mantegna nella Camera degli Sposi. Insomma, un lavoro serio portato con simpatia nel Festival Letteratura sotto lo splendido porticato di Sant’Andrea con la conferenza della dott.ssa Pagani

Numerosi i costumi realizzati, da quelli del carnevale di Venezia fino a quelli per l’Opera lirica. Quale progetto le è rimasto maggiormente nel cuore?

IMG-20200330-WA0007

Per chi ama l’Opera Barocca credo l’ambizione più grande che si possa avere sia quella di portare la propria creatività in due luoghi magici come il Teatro Bibiena di Mantova e il Teatro Olimpico di Vicenza. Io ho avverato con grande soddisfazione questo sogno grazie al M° Angelo Manzotti col quale collaboro ormai da molti anni, poi con l’Associazione Culturale l’Orfeo di cui Manzotti è presidente, grazie a Vicenza in Lirica che ha creduto in me ho avuto l’onore di portare miei abiti in questi teatri storici. Tutti i miei abiti li porto nel cuore, e sicuramente quelli che ritengo più importanti sono quelli realizzati per l’Orfeo di Monteverdi,  il Giulio Cesare in Egitto di Haendel ed il Polidoro di Antonio Lotti.

Lo spettacolo che vede protagonista le sue creazioni a Palazzo Te è purtroppo stato rinviato a causa del Coronavirus. Per lei, in ogni caso, che cosa significa poter portare le proprie creazioni in un Palazzo come il Te?

Portare qualcosa di mio in un posto come Palazzo Te resta un traguardo, un sogno per chiunque ami la bellezza e l’Arte. L’appuntamento rimandato è l’Orlando Furioso, le cui gesta vengono raccontate nel giardino segreto di Palazzo Te con affreschi che raccontano la storia della Maga Alcina, di cui sentirete, spero a breve, le meravigliose arie di Vivaldi che per ben 3 anni soggiornò a Mantova portando alcune delle sue Opere al teatro Arciducale. Offriremo al pubblico una selezione di Orlando con Arie alternate a versi dell’Ariosto e vi faremo entrare nella magia del Poema che sarà animato dai personaggi in costume.

Guardiamo al futuro. Quali progetti ha in cantiere per il dopo Covid19?

Ci sono in cantiere altri lavori importanti di cui non voglio parlare per scaramanzia visto il periodo che stiamo vivendo. Ne anticipo solo uno: la Giuditta di Benedetto Marcello. Questa, dopo aver rivisto la luce lo scorso anno a Torino, verrà riproposta a Venezia.

Intervista di Mendes Biondo

 

 

Annunci

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.