SIAMO SOLO LA CURVA DI UN FIUME. OPERE DI GRAZIA BADARI IN MOSTRA A SUZZARA – Inaugurazione Sabato 10 Settembre

Spiegò che nessuno deve credere di essere solo, perché in ciascuno vive il sangue di coloro che l’hanno generato, ed è una cosa che va indietro fino alla notte dei tempi. Così siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.
Alessandro Baricco, Questa storia

L’artista Grazia Badari torna a Suzzara con una nuova esposizione dal titolo “Siamo solo la curva di un fiume” che ha luogo presso la Sala Dino Villani sita in piazza Garibaldi 2 a Suzzara dal 10 al 25 settembre 2022; inaugurazione sabato 10 giugno alle ore 17:30 alla presenza del curatore Mauro Carrera.

A parlarci della mostra il curatore Mauro Carrera, con un suo intervento critico

Un tempo il fiume era il centro imprescindibile della vita antropica, l’origine di quella che a scuola chiamavamo “civiltà”, uno dei soggetti centrali del disegno didattico che ci vedeva chini sul banco, compresi nel nostro sforzo che aveva il sapore di un grato riconoscimento. Dei fiumi imparavamo i nomi e i percorsi, la lunghezza e la portata. Li segnavamo con un’irreale e bell’azzurro che faceva invidia al cielo; oggi rischiamo di rammentarne l’esistenza come di un fossile.

Badari, camminiamo nel giallo

Ospite in questa terra fertile e culturalmente ricca, mi sono occupato già altre volte di importanti esponenti di quella che, con un colpevole sforzo tassonomico, definisco pittura “mediopadana”; in questi anni ho presentato tre mostre dedicate a Libero Tosi presso l’Archivio di Stato di Parma e la Chiesa di S. Francesco a Guastalla (2008) e presso il Liceo Artistico “Paolo Toschi” di Parma (2013), una di Giovanni Miglioli ancora presso la Chiesa di S. Francesco a Guastalla (2013). Sono stati, questi, i capiscuola di due tendenze pittoriche: Tosi alfiere di un paesaggismo padano poi giunto a un poetico e intenso astrattismo, Miglioli portabandiera di una pittura che rinviene nel paesaggio un’ispirazione scenografica, differita nel tempo e nello spazio, ma ancora con alcune suggestioni realistiche e di maniera. Grazia Badari è, autonomamente, sulla scia dell’ultimo Tosi.

Conosco artisticamente Grazia Badari da circa tre lustri; la mia leggera frenesia e la naturale riservatezza dell’artista hanno reso fugaci i nostri incontri, seppur decisamente cordiali. Dal 2007 frequento assiduamente Suzzara, operosa cittadina della bassa mantovana, dove curo l’annuale appuntamento della rassegna Arte in Arti e Mestieri, ormai giunta alla sua ventiduesima edizione. In questo contesto, nel 2008 selezionai un’opera di quest’artista dal titolo Tramonto, un olio su tela astratto di grande lirismo. Ancora una volta nel 2009, la poliedrica artista partecipò alla rassegna, mettendosi coraggiosamente in gioco questa volta con una terracotta tridimensionale dipinta dal titolo Mille lune.

Negli anni, Badari mi ha tenuto con discrezione al corrente del suo intenso percorso espositivo e finalmente abbiamo convenuto di proporre nell’ambito del consueto “Settembre suzzarese” un’esposizione di alcuni dei suoi lavori più recenti. Nel cercare un titolo ci è sembrato particolarmente calzante Siamo solo la curva di un fiume, frammento estratto dal romanzo Questa storia di Alessandro Baricco. E già, perché la pittura di Grazia Badari molto ha in sé di letterario, l’equivalente di una prosa lirica fatta di emozioni dirette, semplici ed immediate, codificate con una pittura astratta e privatamente simbolica. Il legame tra la realtà e la sua rappresentazione, in origine denotativo e mimetico, si è fatto con il tempo via via sempre più connotativo e arbitrario, giungendo ad esiti invero assai sorprendenti.

Il disegno, primo passo nel percorso espressivo dell’artista, e la figura, simulacro tangibile di una realtà da emulare per avvertire il brivido della creatività, hanno lasciato il posto ad una rappresentazione informale di paesaggi esteriori ed interiori, accostabili per analogia, confrontabili per sensibilità, eloquenti per sincera elezione. Paradigma conscio e inconscio di questo cammino estetico è quel milieu d’elezione di certo astrattismo internazionale ed eminentemente europeo: Jean Fautrier, Wols, ma soprattutto Nicolas De Staël.

Ogni opera di Badari, supportata da un’adeguata perizia tecnica e da un’immaginazione trasfigurante, trae origine da uno scenario naturale, da una figura umana, da una sensazione effimera o da una riflessione interiore, finendo col generare una nuova realtà oggettuale, un’opera a sua volta ispiratrice di nuove emozioni estetiche personali, che l’artista dona munificamente allo spettatore. L’innesco dell’opera termina così per nascondersi nelle discrete fantasie della pittrice, finendo per celarsi allo sguardo dello spettatore che non ne rinviene più traccia. L’opera così si fa affatto originale e lontana rimbaldianamente da ogni esplicito riferimento. Ogni momento privato e familiare, ogni accadimento della cronaca o della storia recente, è l’occasione per una personale ed empatica riflessione, la scaturigine di un’intima esigenza comunicativa che si libera nel colore, nell’immagine aniconica, nel gesto espressivo.

Badari, acque bosco

Si badi bene: Badari non ha pretese solipsistiche e autoreferenziali. Il pluriennale apprendistato, portato avanti con dignità attraverso tutte le fasi della ricerca del secolo breve, le consente una varietà di toni e ispirazioni che l’hanno condotta ad esperire sulla tela quanto appreso con gli occhi, a ripercorrere con le mani i sentieri della recente storia dell’arte. Sia che Badari ricorra sulle sue tele alla tempera o all’olio, sia che generi concrezioni tridimensionali con la cenere organica frammista a agglomeranti vinilici e vernici, ogni sua opera porta finalmente con sé la sua esperienza di persona, di donna di queste terre basse, dove il tempo è (ancora) scandito dalle stagioni dell’anno e della vita. Come altri artisti di questo territorio la sua arte è espressione tangibile, incarnazione oserei, della sua anima, del genius loci, categoria forse abusata dagli addetti alla cultura invisi a Battiato, ma mai così calzante come adesso, tra deculturazione e insulsi sciovinismi identitari.

Una visita a Siamo solo la curva di un fiume, ricca personale di Grazia Badari alla Sala Dino Villani nel centro di Suzzara, è un’opportunità importante per approcciarsi alla “dimensione padana” della vita. È l’occasione per assistere a questo recondito dialogo interiore che solo si conosce respirando la bruma al mattino lungo l’argine, che ci scuote dal profondo nei mesi autunnali, e l’afa canicolare, che sin da maggio si stende come una coltre spessa su persone e cose.

Le anse eridanie sono altrettante storie e persone, in un racconto che si snoda tra terre sabbiose e una vegetazione che fa da discreto paravento alla vita di ogni giorno, che scorre e disegna nuove anse e altre ne taglia fuori esangui. Il fiume è la Storia con la “S” maiuscola, con le sue spire sinusoidali: noi siamo solo le sue infinite curve, quelle storie che si raccontano da secoli – da millenni – e che si ricordano perché importanti, finché ci saranno narratori, finché ci saranno artisti. Come Grazia Badari.

Parma, l’ultimo giorno del mese di Agosto del 2022.

GRAZIA BADARI è nata a Luzzara di Reggio Emilia, ma vive e lavora a Sailetto di Motteggiana (MN). Da sempre ha coltivato le sue grandi passioni: il disegno e la pittura. Dal 2000 vi si dedica a tempo pieno, cogliendo successi di pubblico e segnalazioni ai vari concorsi a cui ha partecipato.

Dopo aver approfondito la tecnica pittorica si è avviata all’arte astratta, affinando le sue capacità presso l’Accademia Cignaroli a Verona e presso l’atelier “Settembre 89”. Ha completato il suo percorso seguendo corsi guidati per l’arte scultorea e l’incisione con il maestro Carlo Bertolini di Mantova.

Vive l’arte in tutte le sue manifestazioni, così che il suo estro creativo possa incanalarsi nell’espressione che al momento l’autrice giudica più congeniale al soggetto. Segue un suo percorso emozionale, tra l’astratto materico, ma supportato dai colori ad olio, e astratto/informale, puramente pittorico.

La sua passione per l’arte la porta ad un’incessante ricerca di nuove tecniche pittoriche, trasferendo sulla tela la materia: gesso, sabbia, cenere ed altri elementi naturali diventano protagonisti.

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