LA SERA E I NOTTURNI DAGLI EGIZI AL NOVECENTO alla Basilica Palladiana di Vicenza

WP_20150307_17_42_03_Prodi Mendes Biondo (giornalista)

Considerare la mostra di Goldin come se fosse un saggio accademico è l’errore che non permette l’accesso alla sua bellezza.La poetica di Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento è la stessa che potremmo trovare nei testi di Bataille o negli scritti di Artaud (passeggiare per le quelle stanze sembra quasi come leggere dei passi da Eliogabalo o l’Anarchico incoronato). Ci si sposta dalla leziosità dei parrucconi per sentire l’arte in tutte le sue fibre, così come lo stesso curatore ammette quando scrive: “L’idea di questa mostra si feconda nell’approfondimento della Fenomenologia della percezione di Maurice Merleau-Ponty, libro epocale per gli studi nel XX secolo, uscito nel 1945 da Gallimard a Parigi. C’è un passo, in modo particolare, attorno a cui si è sviluppata la mia riflessione circa il tema della notte, e dal quale parte il progetto di questa esposizione: “Quando, per esempio, il mondo degli oggetti chiari e articolati si trova abolito, il nostro essere percettivo amputato del suo mondo delinea una spazialità senza cose. E’ ciò che accade nella notte. Essa non è un oggetto di fronte a me, ma mi avvolge, penetra attraverso tutti i miei sensi, soffoca i miei ricordi, cancella quasi la mia identità personale […].”

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I dipinti esposti creano, non soltanto un percorso, ma un vero e proprio viaggio attraverso un’insieme di opere che vanno dalle statuette egizie fino ai dipinti di Rothko. La mostra vuole raccontare la magia dei notturni, la dolcezza del primo mattino e l’angoscia del tramonto attraverso gli occhi e i pennelli di artisti che hanno avuto, per la storia dell’arte e non solo, un peso fondamentale.

Molto piacevole è il dialogo che si viene ad instaurare, nella prima sala, tra manifatture precristiane ed una scultura degli anni ’60 del ‘900 che ritrae una donna dormiente, il tutto avvolto da un alone di mistero e silenzio grazie alla scelta intelligente e coraggiosa di avvolgere gli spazi con il buio e lasciare illuminate solo le opere quasi a voler ricreare una sorta di cosmo con piccole stelle, una “notte primordiale dalla quale sorge il colore” come direbbe Nitsch.

Successivamente si affronta la luce dal punto di vista dello spettatore e si vede il buio nelle opere, quasi come se il curatore avesse voluto segnare il punto di svolta avvenuto con l’arrivo del Cristianesimo: se l’uomo pagano si soffermava a guardare le stelle e restava nell’oscurità, con Cristo ci si riempie di luce divina nello spirito e si sperimenta la Natura come massa ombrosa ed impenetrabile.

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Il percorso espositivo porta il visitatore per mano dalle opere di Caravaggio fino al Novecento contemporaneo senza la paura di mettere in dialogo una Crocifissione di Paolo Caliari con una di Poussin ed un’altra di Bacon; la carne dei pittori moderni, ancora irregimentata dal canone classico, che incontra il dolore e la carne spappolata sulla tela degli artisti contemporanei.

Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh rimane, pertanto, una mostra tematica “difficile” per un pubblico disabituato a delle letture che riescano a far coincidere l’Astrattismo con il Romanticismo piuttosto che l’Iperrealismo con il Manierismo ma è sicuramente un esperimento espositivo ben riuscito laddove lo si legga come volto a rilanciare il Bel Paese in un panorama internazionale.

Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. 

Basilica Palladiana a Vicenza dal 24 Dicembre 2014 al 2 Giugno 2015

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