MILLENARIA, COLDIRETTI MANTOVA – GIULIACCI: I CAMBIAMENTI CLIMATICI? SONO UNA REALTÀ

I cambiamenti climatici? Sono una realtà. Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi degli ultimi 100 anni. Il mese di luglio 2019 è stato il mese più caldo dell’ultimo secolo. Il 2018, nel suo complesso, in Italia è stato l’anno più caldo almeno degli ultimi due secoli”.

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Parola del prof. Andrea Giuliacci, meteorologo, docente universitario e volto noto della televisione, ospite al convegno organizzato da Coldiretti Mantova in collaborazione con Edagricole, che ieri sera alla Millenaria ha richiamato oltre 200 persone. Il tema del climate change e dell’agricoltura che, inevitabilmente, deve adeguarsi e rispondere per contrastare il fenomeno in corso (Giuliacci ha detto che “entro il 2035 le temperature a livello planetario saliranno tra i 3 e i 7 decimi di grado e, secondo le previsioni più catastrofiche, entro la fine del secolo le temperature medie aumenteranno fino a 4 gradi”) interessa agricoltori e allevatori così come l’intera popolazione, chiamata a mettere in atto comportamenti in grado di mitigarne gli effetti.

Coldiretti Mantova – ha spiegato il presidente, Paolo Carraha voluto affrontare alla Millenaria con i propri associati due temi di grande rilevanza, che ci hanno portato a riflettere sull’importanza dell’agricoltura e dell’agroalimentare per il nostro territorio, ma anche sulla necessità di essere molto flessibili per poter continuare a produrre in modo sostenibile. Non possiamo delocalizzare l’attività e non possiamo, a fronte dei cambiamenti climatici in atto, abbandonare quelle strategiche per la zootecnia e per le produzioni Dop”.

Via libera dunque alle tecnologie e alle innovazioni in grado di salvaguardare il suolo, le colture, le risorse idriche. Sul tema dell’acqua, in particolare, è intervenuto il presidente dell’Associazione nazionale delle bonifiche italiane, Francesco Vincenzi. “Ci attende una sfida importante, alla luce dei cambiamenti climatici che, solo quest’estate, hanno fatto registrare oltre 170 eventi violenti con danni per oltre un miliardo di euro – ha detto Vincenzi in un lungo discorso che ha toccato anche gli aspetti degli investimenti e il pericolo desertificazione -. Dobbiamo rimettere al centro il concetto della prevenzione, che in Italia si è andata perdendo. Questa è una delle missioni dei consorzi di bonifica, tenuto conto che da alcuni anni dobbiamo fronteggiare fenomeni di siccità o di piogge intense”.

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Il tema dell’acqua, per il presidente di Coldiretti Mantova Paolo Carra “ci deve vedere impegnati anche per contrastare le fake news. Non è vero che gli agricoltori sprecano acqua, perché spesso la restituiscono, come ha riconosciuto Vincenzi, più pulita di come l’hanno prelevata, dopo averla utilizzata per le colture e dopo che è stata filtrata dal terreno fino alle falde. Dobbiamo inoltre raccontare ai cittadini che, in tema di emissioni di gas serra, la responsabilità dell’agricoltura è appena del 7%, mentre i settori dell’energia e dell’industria hanno responsabilità decisamente maggiori. Serve dunque maggiore rispetto verso un settore come l’agricoltura”.

L’agricoltura italiana è particolarmente esposta ai cambiamenti climatici. “Nel 2003, complice un’estate caldissima – ha detto Aldo Dal Prà, ricercatore del Centro ricerche per le produzioni animali – la produzione di foraggio, grano e mais è calata su scala nazionale rispettivamente del 40%, dell’8% e del 36% rispetto all’anno precedente”.

In futuro “si dovrà produrre di più, riducendo i costi e migliorando ancora la sostenibilità. Per questo, anche per effetto dei cambiamenti climatici, si dovrà puntare su gestioni agronomiche alternative, come l’agricoltura conservativa, la semina su sodo, magari anche anticipando le semine dell’erba medica dalla primavera all’autunno”.

Non mancano i casi concreti di chi, proprio per effetto del climate change, ha adottato soluzioni pratiche rivoluzionarie. Lo hanno raccontato due giovani allevatori di Coldiretti Mantova, Giovanni Bellei (delegato provinciale di giovani Impresa) e Lorenzo Donà, produttori di latte destinati rispettivamente a Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

Nell’azienda di Lorenzo Donà (90 ettari e 170 bovine in lattazione) è stato abbandonato il mais in avvicendamento con il prato. “Abbiamo deciso di prolungare la vita dei medicai, cercando di sfruttare i prati esausti senza lavorarli e, quindi, riducendo notevolmente i costi, e in rotazione abbiamo iniziato a seminare il frumento da foraggio. È una soluzione sostenibile e redditizia”.

Giovanni Bellei (50 ettari e 120 vacche in lattazione) è passato in azienda da una monocoltura di mais a seminare solo 10 ettari di mais da trinciato di primo raccolto, necessario per lo smaltimento dei reflui, e di destinare gli altri 40 ettari alla produzione di cereali foraggeri vernini. “Li usiamo per fare fieno oppure, se la primavera è piovosa, li insiliamo – ha specificato Bellei -. Il mais? Abbiamo detto addio perché i costi di produzione erano eccessivi. Nelle estati siccitosi eravamo costretti ad irrigarlo fino a sette volte e si era rivelato anti-economico e non sostenibile per l’impiego di acqua”.

(ph-Coldiretti Mn)

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