Terre Matildiche in festa per i novecento anni dalla morte della Grancontessa

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di G. Baratti (giornalista)

Le antiche Terre Matildiche si estendono principalmente lungo l’asta del Po e per questo motivo una delegazione di portavoce dei comuni di Canossa (Re), Quattro Castella (Re), San Benedetto Po (Mn) e Sorano (Gr), in rappresentanza dei territori un tempo dominati da Matilde di Canossa, il 21 gennaio scorso a Roma ha incontrato la sottosegretaria del Ministero della Cultura, on.le Maria Ilaria Borletti Buitoni alla presenza dei parlamentari On.le Antonella Incerti e Marco Carra e della Vicepresidente della Provincia di Mantova Francesca Zaltieri. Durante l’incontro sono emersi i temi legati alle celebrazioni per il nono centenario della morte di Matilde di Canossa (1115-2015).

L’on.le Borletti Buitoni ha apprezzato il programma generale confermando la validità e la novità del progetto e auspicando che altri territori vadano in futuro nella stessa direzione. Ha poi lodato e condiviso l’apposito Protocollo d’Intesa, sottoscritto da istituzioni ed enti privati, che ha messo insieme 90 soggetti risaltando l’importanza del personaggio di Matilde di Canossa che a 900 anni dalla sua morte è ancora simbolo dell’unità dei territori che oggi si trovano in giurisdizioni appartenenti a Regioni differenti.

Da sottolineare che la  Grancontessa era possidente non solo delle terre e castelli dell’oltre Po mantovano, ma anche del medio e alto mantovano. A Mantova a e Rivalta sul Mincio fu sempre vista come “un tiranno” tanto che credendola già morta perché da molto tempo gravemente ammalata, distrussero il castello di Rivalta, portando a conferma dell’accaduto le pietre in città.

A testimonianza di ciò, si riporta qui di seguito un frammento dell’accaduto scritto dal Donizone in “Vita di Matilde di Canossa” (a cura di Paolo Golinelli apr.2008) “[…] Credono a questa notizia i cittadini di Mantova e tosto di danno a ripetere il tradimento di prima, cercando d’avere a sé il castel di Rivalta. Coloro che avevan Rivalta in custodia, al volere del popolo sottomiser se stessi, i figli e l’intero castello, ponendo però una lor condizione: che mai il castello, con Matilde ancor viva, essi avrebber dovuto tener conto il suo volere. Ma quei cittadini, troppo avvezzi all’infedeltà, poi che vider ridotto il castello in loro possesso, di nascosto si misero a darlo malvagiamente alle fiamme. Frattanto in presule saggio Manfredo era giunto in città, e disse che viva aveva da poco lasciata Matilde. Il popolo, a quelle parole, insorse contro di lui, e s’egli nobil non fosse, nato di stirpe elevata, certo addosso gli avrebbero messe le mani, ma ebber timore. non li trattenne il timore del re né il patto con quei di Rivalta: infatti bruciarono tutto il castello, com’era nei piani, ne demoliron le torri, portando le pietre in città”.

Contessa venuta a conoscenza dell’accaduto voleva punire il popolo, ma ebbe una supplica con queste parole  “[...] I messi, come potevan, cercaron molcire il suo animo: <>. Alle loro parole e a quelle dei suoi consiglieri Matilde, a fatica, assentì”.

Questo patto è noto e si tenne in Bondeno  alla fine di ottobre del 1114.

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